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#recensione Haruki Murakami – Norwegian Hood (Tokyo blues)

Titolo originale: ノルウェイの森 Noruwei no mori, 1987 (tradotto per la prima volta in Italia nel 1993 da Feltrinelli editore).

imgresNel postscriptum al libro, l’Autore ci tiene a rendere noti alcuni dettagli sulla genesi dell’opera. Il romanzo è stato sviluppato da un racconto scritto da Murakami nel 1982, La lucciola (Hotaru), contenuto nel volume La lucciola. Granai incendiati. E altri racconti (Hotaru. Naya o yaku. Sono ta no tanpen). Si tratta di un romanzo scritto in viaggio, perché l’Autore lo ha iniziato il 21 dicembre 1986 in una villa a Mykonos, l’ha proseguito in Sicilia e l’ha terminato il 27 marzo 1987 in un appartamento di un residence a Roma (su wikipedia è il quartiere prenestino, ma l’Autore dice che si trovava su una collina e dalla finestra poteva vedere il corso serpeggiante del Tevere e un campo da calcio. Di conseguenza, dubito fortemente che dalla Via Prenestina Murakami abbia potuto godere di un panorama simile). Che la maggior parte del romanzo sia stato scritto a Roma è una circostanza a me molto cara, perché è dove vivo attualmente, e ora posso immaginare l’atmosfera che circondava lo scrittore mentre creava le pagine di un libro che ho amato molto. Ma quando io lo leggevo, ricordo, nel giugno del 2008, vivevo in un appartamento di una calda, afosa e umida Pavia e dividevo le mie giornate tra la scuola di specializzazione delle professioni legali e il praticantato in studio. Avevo l’edizione Einaudi Super ET del 2006, nella traduzione di Giorgio Amitrano, quella con il dorso azzurro e una fotografia di Masaaki Toyoura, Stone, in copertina.

Murakami ha precisato che si tratta di un romanzo molto personale. E anche in questo lo capisco, perché si tratta in effetti di un romanzo di formazione particolare, una storia delicata e terribile, come lo sono tutte le vicende di crescita personale. Anche per me è stata una lettura molto personale, tante cose per me sono legate a queste 376 pagine.

Credo si tratti del romanzo più “realistico” scritto da Murakami, escluso Undergroud, che però non è un romanzo, ma un’opera di riflessione e inchiesta su un tragico incidente terroristico realmente accaduto nella metropolitana di Tokyo. In Norwegian Wood, infatti, è del tutto assente l’elemento fantastico che solitamente caratterizza la narrazione di Murakami.

E’ la storia di alcuni ragazzi che dall’adolescenza si apprestano a entrare nell’età adulta. Il racconto è condotto in prima persona dal protagonista Watanabe, che ormai trentasettenne, durante un viaggio di lavoro, nell’atterraggio di un aereo ad Amburgo, sentendo una certa canzone in filodiffusione, ricorda ciò che accadde in quei lontani giorni, alla fine degli anni sessanta, durante l’università. O perlomeno ciò che la memoria ha serbato di quei giorni.

Watanabe ha trascorso la scuola superiore con l’amico Kiziku e la fidanzata di questo, Naoko. Purtroppo Kiziku si toglierà la vita e Naoko, in profonda crisi personale, prima si isola dal mondo, mantenendo un contatto solo tramite Watanabe, infine si ricovera in un istituto di assistenza psichiatrica, che garantisce alle proprie pazienti un distacco completo dalla società. Watanabe affronta quindi il mondo universitario da solo. Nel tentativo di non abbandonare Naoko, continuerà a frequentarla, a visitarla nell’istituto, scoprendosi innamorato. Nell’istituto di igiene mentale, conoscerà anche Reiko, una amica di Naoko, che, ormai guarita, si prepara a tornare nel mondo, dove la aspettano il marito e la sua bambina. Tuttavia, il tentativo del protagonista di ricondurre Naoko nel mondo e la disponibilità a offrirle una situazione affettiva stabile e autentica si riveleranno vani e non salveranno Naoko dalla propria fragilità emotiva e psicologica, che la condurranno infine al suicidio. Durante la relazione con Naoko, Watanabe frequenta l’università e ha modo di conoscere alcuni ragazzi, come il compagno di stanza Sturmtruppen, appassionato di cartografia, e la sua compagna di corso Midori, una vivace ragazza che si divide tra lo studio e gli impegni familiari di lavoro e di cura del padre malato. In particolare, stringerà un forte legame di amicizia con Nagasawa, e la fidanzata Hatsumi. Watanabe e Nagasawa sono inizialmente legati dalla passione per la letteratura americana e per il libro Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald; inoltre, Watanabe è fortemente ammirato dal carisma dell’amico. Tuttavia, il disordine e la confusione che regnerà sui loro momenti di svago extrauniversitari, e soprattutto la eccessiva spregiudicatezza e il cinismo di Nagasawa, che pure porterà al suicidio la fragile fidanzata Hatsumi, convinceranno il protagonista a interrompere definitivamente ogni rapporto con lui. Ormai, straniero e solo nel mondo, disorientato e confuso dal dolore, Watanabe troverà un saldo appiglio alla realtà e alla vita in Midori, che si rivelerà essere una preziosa e affidabile amica e compagna.

Nel romanzo sono presenti tutti i temi cari a Murakami: la solitudine, la difficoltà di vivere nella società contemporanea (quasi tutti i suoi romanzi sono ambientati nella Tokyo degli anni ottanta). E’ sempre ricorrente la dualità tra mondo reale e mondo intimo dell’anima, spesso (in altri romanzi) immaginato come un vero e proprio mondo concreto, ma fantastico, colmo di elementi immaginari e impossibili. Ancora, la antinomia tra la realtà che deve essere affrontata, ma non si vorrebbe, e ciò che invece si preferirebbe affrontare, tra ciò che è dentro il mondo, calato nella realtà fisica e ciò che è fuori dal mondo, idealizzato e inconsistente. Naoko e Kiziku formavano un nucleo compatto, ma distante da tutto. Erano cresciuti insieme, escludendo il mondo esterno, offrendosi e bastandosi a vicenda. Il loro collegamento con il mondo, necessario, era proprio il protagonista, Watanabe. Senza di lui, avrebbero rischiato di perdersi nella loro ingenua e immatura alienazione. Infatti, non affrontavano la vita, rimanevano fuori da essa. Anche il modo di (non) vivere la loro sfera sessuale, non per scelta, ma per incapacità, rivelava la impossibilità, insieme, di diventare adulti. Forse Kiziku si toglierà la vita consapevole di non poter affrontare il mondo reale; sicuramente abbandonerà Naoko da sola, in quel mondo che insieme non hanno mai potuto affrontare. Il protagonista narrante, Watanabe, tenterà ancora di proporsi come collegamento affidabile tra lei e il mondo reale, tentando di costruire una relazione su questo precario equilibrio impossibile. Ma è una mera illusione, non può sostituire, pur amandola, i passi che Naoko deve necessariamente compiere da sé. E lei ne è pienamente consapevole, tentando di spiegarlo anche a Watanabe, come nel racconto del pozzo. I due trascorrono intere giornate camminando: camminano nel mondo, lo attraversano, ma non lo vivono, sempre lo vivono da fuori. Anche la metropoli, è una Tokyo distante e assente, sullo sfondo. E’ la specialità di Murakami, descrivere lo spirito della sua città, senza parlarne direttamente, attraverso le percezioni e la sensibilità dei suoi personaggi.
Il giorno del compleanno di Naoko, Watanabe farà l’amore con lei. Anagraficamente, si suppone che la ragazza entri nel mondo adulto, e ciò dovrebbe essere confermato dall’atto di amore che per definizione dovrebbe rendere accessibile il mondo delle emozioni, della vita vera,  quella che coinvolge, compromette, sconvolge, che fa male, fa bene, a cui si deve sopravvivere, per diventare, da ragazzi, adulti. Ma Naoko non può, non sostiene la realtà, e crolla definitivamente. Invece, si ricovera, ritirandosi in un mondo separato, diverso, scollegato dalla città, quindi in una sorta di non-realtà, un luogo di eterna adolescenza, sterilizzato e atemporale. Una bolla di sapone, che consente di non confrontarsi con il mondo reale. Lo stesso Watanabe, quando le fa visita lì, ha la sensazione di trovarsi in un non-luogo. E pur non essendo riuscito a far vivere Naoko dentro il mondo, nella realtà, è pronto a seguirla fuori, dove lei si è rintanata, in una non-realtà tutta intima e personale. Watanabe tenta di portare Naoko nel mondo reale, le chiede di vivere insieme, ma è impossibile, lei semplicemente non è capace; non può che abbandonare il mondo, e seguire Kiziku. E’ Midori, tutta intenta a curare il padre malato, a mandare avanti la edicola di famiglia, la casa, a studiare, cucinare, vivere e commentare il clima politico universitario, totalmente e profondamente collegata con il mondo reale, che terrà Watanabe saldamente ancorato al mondo, come lui aveva tenuto collegati alla realtà Kiziku e Naoko. Infatti, quando Watanabe va alla clinica di igiene mentale, dove è ricoverata Naoko, non riesce poi a focalizzare il mondo, se non dopo aver trascorso un pomeriggio con Midori. Midori è l’unica adulta del romanzo, vive nella realtà, si confronta e, soprattutto, sopravvive ad essa.
Naoko, invece, si toglie la vita, e popolerà per molto tempo gli incubi di Watanabe, che ogni notte la rivede, appesa a quell’albero nel fitto notturno del bosco scuro. Il nodo della situazione sarà, in un certo senso, sciolto da Reiko, la compagna di stanza di Naoko nell’istituto di igiene mentale. Una volta dimessa, compie la scelta che Watanabe avrebbe desiderato vedere in Naoko: torna nel mondo reale, e con questa scelta è come se riscattasse anche Naoko stessa. Trova Watanabe e, una volta soltanto, fa l’amore con lui; proprio il giorno del funerale di Naoko, come se fosse una interprete sostituta della ragazza scomparsa, un ultimo addio, da parte di entrambe. Murakami dà un significato preciso all’atto sessuale: uno strumento per restare dentro il mondo. E non può essere un caso che tutto il romanzo sia un flashback di Watanabe ormai giunto all’età che, in allora, aveva Reiko. E’ come se rivivesse tutta la storia, con gli stessi occhi con cui lei guardava a loro, da ragazzi.

Nel corso di tutto il romanzo ogni personaggio subentra e prosegue il ruolo di un altro, salvandolo ed emendandolo: Watanabe subentra a Kiziku, Reiko a Naoko, Midori a Watanabe, ma solo loro due riescono a mantenere il contatto, scambiandosi i ruoli: Watanabe, che ha sempre mantenuto per gli altri il contatto con la realtà, si perde, ma sarà trattenuto nella realtà da Midori.
Un finale commovente, bellissimo: dopo la morte di Naoko, Watanabe si perde, per troppo tempo la ha rincorsa nella sua irrealtà, rimanendo sospeso in un limbo. Rapporti occasionali, senza sostanza, lo dividevano, come un pendolo perpetuo, tra Naoko, fuori dalla realtà, e Midori, dentro la realtà, senza mai però appartenere stabilmente all’una o all’altra. Per questa ragione, ora vaga senza una fissa dimora per la metropoli, proprio come quando camminava a fianco di Naoko, attraversando il mondo senza appartenervi. Poi, provvidenzialmente, telefona a Midori, e sceglie di rimanere collegato sulla linea telefonica con lei. Midori gli domanda dove si trova, ma lui si accorge di non averne idea. In effetti, proviene da un’altra dimensione, sospesa tra il dentro e il fuori dal reale. A ben vedere, Watanabe, al telefono con Midori, non è da nessuna parte. Ma decide di rimanere in linea telefonica con lei. Salvandosi.
Murakami è un maestro di semplicità nel descrivere indirettamente il mondo interiore di un personaggio, la sua natura, senza farne espressa menzione, solo elencando i suoi pensieri, le sua abitudini, le impressioni, la regolarità o il disordine della sua esistenza. Il racconto è una sequenza di fotogrammi: paesaggi, pensieri, dialoghi, ma mai descrive direttamente i sentimenti del protagonista: se è innamorato, nostalgico, triste, felice, annoiato. Forse questo stile è una scelta, per dare conto della inconsapevolezza del protagonista stesso verso le proprie emozioni,  forse l’autore ha scelto di astenersi da queste descrizioni per meglio rendere il senso di estraneità, indeterminatezza, confusione, disordine propri dell’adolescenza. Ad ogni modo, credo che questo libro, nello stile unico di Murakami, offra una storia vera, forte, triste, piena di speranza, e anche di disperazione, come solo la vita sa essere.

eternity-and-a-day

Theo Angelopoulos – Eternity and a day

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 29 maggio 2009 da in Giappone in pagine, Letteratura innamorata, Libri, Recensioni, Romanzi con tag , , .

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