Il paese dei gatti

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#letture Otto personaggi in cerca (con autore) di Bjorn Larsson

E’ una pubblicazione della casa editrice Iperborea, che ha sempre delle proposte editoriali molto interessanti, di titoli, principalmente dal nord Europa, poco conosciuti da noi, ma sempre notevoli. Sono nove racconti, ciascuno dedicato ad uno studioso/ricercatore: filologo, speleologo, chimico, biologa, filosofa, cosmologa, genetista, virologo, e infine uno scrittore alla ricerca della formula del capolavoro, evidente ironico riferimento autobiografico dell’Autore. Lettura superconsigliata, che tocca tematiche forti e importante, come il complesso rapporto tra scienza, fede e amore.

La quarta di copertina:

E’ rimasto un solo mondo di regioni inesplorate, di rotte da tracciare e mete provvisorie, dove la scoperta di tesori è ancora possibile: il mondo delle scienze. E’ sull’oceano del sapere che navigano questa volta i personaggi di Larsson, accomunati tutti, nella loro diversità, dallo stesso spirito di avventura: sono pronti a non dare niente per scontato, a mettersi totalmente in gioco, pur di inseguire la loro ricerca e il loro sogno. Come il filologo deciso a trovare negli antichi manoscritti la soluzione al mistero del Graal, il linguista che si immerge nelle strutture della grammatica per fare ordine nel caos del mondo, o la filosofa atea che sente la voce di Dio, e il chimico che compie il primo passo verso la conoscenza studiando le reazioni molecolari dell’innamoramento, fino all’ironico autoritratto dell’autore in crisi d’ispirazione che scopre, in una lettera smarrita di Flaubert, l’impossibile ricetta del capolavoro. Muovendosi con avvincente semplicità tra i problemi filologici e la grammatica generativa di Chomsky, la matematica quantistica e le teorie rivali del Big-bang o la mappatura del genoma umano, Larsson riesce ad entrare con umorismo e leggerezza nel vivo dei temi più attuali della scienza, dell’etica, del libero arbitrio, del dibattito tra verità e fede, tra laicità e fondamentalismo. E seguendo i suoi personaggi sulle inaspettate vie della scoperta, lontano da dove pensavano di arrivare, ricorda che non c’è altra legge che il dubbio, altra regola che l’incertezza, quando si ha a che fare con l’uomo e la sua imprevedibilità.

20150204161140_171_copertina_alta_webI racconti descrivono la passione per la conoscenza attraverso la scienza, la filosofia e la letteratura. Il fine ultimo è rivelare il significato intimo e genuino della vita e della esistenza. I personaggi decidono di dedicarsi alla loro ricerca con la passione e la “fede” di un monaco verso la religione. Il percorso che scelgono non li porterà quasi mai dove avevano creduto di arrivare quando lo hanno intrapreso, ma immancabilmente e inaspettatamente scopriranno molto su loro stessi. Sono storie individuali (o a due, qualche volta), si parla di solitudine e di sconfitta, perché la ricerca non rivela sempre ciò prometteva. La solitudine è narrata sotto un duplice profilo: da un lato il ricercatore è sempre solo con la sua materia di studio, dall’altro lo studioso sovverte le certezze sino a quel momento acquisite dai colleghi e dai predecessori, ed è per questo spesso “abbandonato” dal mondo accademico con la sua scoperta scomoda. Il libro è molto interessante anche perché offre una visione del mondo accademico fortemente critica, ma sottolineando sempre che le ricerche e gli studi sono giustificati se rilevano nella pratica, in modo migliorativo per l’umanità, considerata anche moralmente.
Il messaggio è veicolato attraverso i racconti, e si rivela tanto più incisivo quanto essenziale. La brevità dei racconti non incide sulla ricchezza dei contenuti, anzi la concisione li valorizza. L’Autore svedese si destreggia tra le diverse branche del sapere con una ammirevole, ma non esibita, disinvoltura. L’Autore descrive brevemente, ma con semplicità sapiente, uno specifico problema di una determinata branca del sapere, ne individua i limiti o le incongruenze e da lì prova ad inserire il “fattore umano”, che integra e completa il panorama scientifico.
Ad es., nelle proprie ricerche la filosofa osserva che la scienza teorizza e descrive una realtà atemporale. Ma il tempo esiste ed è forse per questo che la scienza non può spiegare tutto. Perché lo scorrere del tempo implica l’esistenza della imprevedibilità.

“A quanto ne so”, ribatté il prete, “anche se ammetto di non sapere molto in proposito, alla filosofia manca il concetto di tempo.”
Ulla Lind gli lanciò una rapida occhiata interrogativa.
“A quanto ho potuto capire, alla base stessa della filosofia c’è che p e non-p si escludono a vicenda. Mi sbaglio se affermo che il principio del terzo escluso ha valore universale nel mondo della filosofia, compresa la sua variante moderna, l’analisi concettuale?”
“Si potrebbe anche dire così, in effetti. I filosofi non amano le contraddizioni”.
“Esatto. Ma non le sembra un problema che p e non-p si escludono solo in un mondo astratto, basato sulla logica formale, dove il tempo non esiste? Nel mondo reale il tempo passa e col tempo p può diventare non-p. Non sto dicendo che tutta la filosofia sia sbagliata, non sono che un prete che cerca di pensare con la sua testa, ma non è curioso che la logica occidentale si basi sul presupposto che il tempo sia immobile? La filosofia non ha forse sempre cercato di stabilire verità a priori, servendosi del pensiero puro, senza riguardo per le cose del mondo, per le tribolazioni e le sofferenze degli uomini, per esempio?” […] Arrivata in albergo, si sedette al computer. Aprì il file con l’articolo che aveva quasi finito di scrivere sulla semantica e la pragmatica della verità nei testi religiosi. Quello che voleva dimostrare era che si era creato un gigantesco equivoco. Sia la gente comune che gli scienziati e i filosofi confondevano continuamente la verità con la realtà. Ma niente è “vero” nella realtà. La realtà esiste e basta. […]

“Non è facile essere umani”, disse. “Soprattutto se si è troppo soli.”
Ulla alzò gli occhi.
“E’ per questo che esiste Dio”, proseguì Lidén. “Per avere sempre qualcuno da amare”. “Ma io non voglio amare Dio”. “Non ho detto che lo devi fare. Solo che nessuno può vivere esclusivamente di verità”.  “O di fede?”, “O di fede”.
Posò una mano su quella di Ulla.
“E d’amore?” chiese lei.
“Ci si può provare”.

Il mio preferito: il racconto della cosmologa.

“Tra due miliardi di anni Andromeda entrerà in collisione con la Via Lattea. Si tratta di un’esplosione gigantesca, di dimensioni raramente osservate nel nostro angolo di universo. Ancora non si sa cosa succederà al nostro sistema solare. Alcuni sostengono che verremo scagliati nello spazio, altri che saremo risucchiati nell’esplosione e annientati. A quel punto, comunque, del genere umano, sempre che non sia scomparso prima, non resterà che il ricordo. Che nessuno potrà raccontare. Non so che effetto faccia a voi, ma a me prende quella che potrei quasi definire un’angoscia ontologica, quando penso che un giorno l’universo non sarà più cosciente della propria esistenza. Ma al tempo stesso non posso fare a meno di stupirmi che, comunque sia potuto accadere, l’universo stesso sia strutturato in modo da avere coscienza di sé, grazie a noi esseri umani. C’è un senso in tutto ciò? O è solo un risultato casuale, tra i tanti possibili, delle equazioni che secondo i fisici regolano il mondo nelle grandi come nelle piccole cose, dalla meccanica quantistica alla legge di gravitazione? Il miracolo più grande in realtà è proprio questo: che un mondo costituito da massa ed energia possa avere coscienza di se stesso.”
Gli altri la fissavano come se fosse un’extraterrestre. Forse del resto lo era davvero.
“Ti preoccupi sul serio di cosa succederà tra due miliardi di anni?” chiese Per, lo psicologo. “Non puoi parlare sul serio.”

Leggetelo.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 giugno 2009 da in Gli scaffali delle case editrici minori, Letteratura innamorata, Libri, Recensioni con tag , .

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