Il paese dei gatti

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#letture Babbo Natale giustiziato di Claude Lévi-Strauss

copBabbo Natale è vestito di scarlatto: è un re. La sua barba bianca, le sue pellicce e i suoi stivali, la slitta nella quale viaggia, evocano l’inverno. Incarna l’aspetto benevolo dell’autorità degli anziani. Ma in quale categoria bisogna collocarlo dal punto di vista della tipologia religiosa? Non è un essere mitico, poiché non c’è mito che renda conto della sua origine e delle sue funzioni; e non è nemmeno un personaggio di leggenda, poiché non è collegato a nessun racconto semistorico. Appartiene piuttosto alla famiglia delle divinità. E’ la divinità di una sola fascia di età della nostra società e la sola differenza tra Babbo Natale e una vera divinità è che gli adulti non credono in lui, benché incoraggino i propri figli a crederci. Babbo Natale è dunque, anzitutto, l’espressione di un codice differenziale che distingue i bambini dagli adolescenti e dagli adulti.

Il fatto di cronaca esaminato da Lévi-Strauss in Babbo Natale giustiziato – scrive l’antropologo Buttitta nello studio sul significato del ritorno dei morti che introduce il volume – non è meno significativo per intendere la complessità dei percorsi attraverso i quali certe strutture ideologiche persistono rifunzionalizzandosi. Lo studioso considerando la notizia che davanti alla cattedrale di Digione per iniziativa di solerti fedeli, era stato bruciato un simulacro di Babbo Natale per poi essere risuscitato in Municipio per iniziativa delle autorità comunali, capisce che non si tratta di un semplice fatto di cronaca. L’idea di una figura divina la cui morte è necessaria per rigenerare il tempo cioè la vita, è un complemento dello schema mitico nel quale il ruolo di mediazione risolutiva è assolto dai morti e dal loro inverso speculare costituito dai bambini.

Perché recensisco un libro del genere a luglio? Perché è interessante, molto. L’origine della festa natalizia è analizzata sotto il profilo antropologico, sociologico-culturale, nella sua dimensione pagana, poi cristiana, sottolineandone le differenze. Non a caso la festività cade in pieno inverno, quando ogni cosa muore. I popoli pregavano le divinità perché la vita rinascesse. Sotto il profilo naturalistico, si riproducevano sotto forma di rito religioso/pagano i cicli vegetativi/agricoli: semina nascita raccolta ecc. I regali sono nati come sacrificio ai morti/divinità, costituiscono quindi una preghiera per continuare a vivere, rivolta ai bambini, che nella visione dei culti pagani erano visti come la categoria umana più vicina ai morti, perché non appartengono al mondo degli adulti, non usano (ancora) le stesse categorie di pensiero. Rappresentano “l’altro” e sono quindi assimilabili all'”altro” per definizione: il regno dei morti.
La riflessione saggistica è nata da un fatto di cronaca, espressione del dissociamento generale della popolazione dalla festa, ma che, per le concrete modalità con cui è stato posto in essere, ha riproposto il significato originario della festività, imponendosi così come un suo involontario ma consistente omaggio.
Il linguaggio è tecnico scientifico, di difficile comprensione. E ciò rende ancora più prezioso il contributo iniziale di Buttatti, che parafrasa il saggio con un’esposizione semplice e a portata dei “comuni lettori”.

Una citazione qui.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 luglio 2009 da in Citazioni (quotes), Gli scaffali delle case editrici minori, Libri, Recensioni con tag , .

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