Il paese dei gatti

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#letture Ultima chiamata di Céline Curiol

Cosa ne pensa Paul Auster:

Non è semplicemente uno dei più bei romanzi che io abbia letto da molti anni a questa parte, ma è una delle opere di narrativa tra le più originali e le più brillanti scritte da un autore contemporaneo che io conosca. Il lettore si trova contemporaneamente dentro e fuori, immerso nella vita interiore del personaggio centrale e tuttavia pienamente consapevole del mondo che circonda questa donna nella sua deriva attraverso una Parigi contemporanea che è fin troppo reale, una città che pesa su di lei con tutta la forza di un sogno. Curiol ha un senso particolare così acuto, una tale esattezza nel rendere l’universo in cui è immerso il suo personaggio, che ci offre un’immagine luminosa della società francese, una nuova Francia, quella del secolo appena cominciato. Curiol ci attira nel suo libro con la maestria di un grande narratore e poche pagine bastano a darci una voglia disperata di sapere quel che accadrà alla sua eroina struggente e tormentata.

Il romanzo narra le avventure metropolitane di sostanziale e definitiva solitudine di una donna che volontariamente si autoconfina ai margini della società, da cui osserva con sguardo lucido, a tratti crudemente ironico, il resto del mondo. Svolge una professione che le consente, in un certo modo, una posizione di osservazione privilegiata: è annunciatrice alla stazione degli orari di partenza e arrivo dei treni. Guarda e dirige, senza mai muoversi dal proprio ufficio, il resto del mondo che corre freneticamente lungo i binari. La protagonista da un lato è sempre passivamente travolta dagli avvenimenti della vita, incurante di ogni pericolo, immune al più banale buon senso comune, dall’altro oppone a tutti una ostinata resistenza, incapace di (af)fidarsi e di condurre una ‘regolare’ vita affettiva, poiché un muro invalicabile sembra impedirle di amare e lasciarsi amare. Rivelerà poi che la causa di ciò è un trauma adolescenziale, che l’ha vista oggetto di attenzioni sessuali da parte di un parente. Per questa ragione, vive da adulta come un fantasma tra i vivi; si innamora di un uomo che non può avere, avviando con lui una relazione clandestina tra l’attrazione platonica (unilaterale e predominante) e fisica, che culminerà nel progetto di una fuga temporanea a Londra in treno. Ogni intenzione però si risolverà solo in un non-viaggio, al termine del quale l’uomo rivelerà di essere in attesa di un figlio da un’altra donna. Il peso della realtà conduce la protagonista definitivamente alla pazzia, portandola a diffondere dagli altoparlanti del suo ufficio l’ultima chiamata:

Signore e signori, ho il dispiacere di annunciarvi che tutte le partenze sono annullate. Non circola più nessun treno. Non serve guardare il vostro vicino, non ne è responsabile. Sono io che ho preso questa decisione per ragioni personali. I dettagli sarebbero davvero troppo lunghi da spiegare. Vi propongo dunque due cose che sono, secondo me, nel vostro interesse: sia tornare a casa vostra sia restare con me, in questo atrio austero. Perché, ve lo dico io, all’altro capo di queste rotaie non troverete niente. Ci sono andata, ne ritorno ora e credetemi, so di cosa parlo. Niente altro che voi stessi, come qui d’altronde. Allora, tanto vale risparmiarsi e restare qui. E se posso permettermi un consiglio: cercate di rivolgervi la parola. Questo non cambia molto, ma potrà forse darvi conforto.

E’ una storia disperata e senza appello,  dove la tecnica narrativa è volutamente dispersiva, eterea, come se si descrivesse un sogno.

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