Il paese dei gatti

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#quotes Confessioni del rinchiuso nell’hotel Supramonte

E ora viaggi, ridi, vivi o sei perduta, con il tuo ordine discreto nel cuore;… passerà anche questa stazione senza far male … ma dove, dov’è il tuo cuore? dove, dov’è finito il tuo cuore?

De André, Hotel Supramonte

…tanto non è l’amore che va via, l’amore rimane anche se è tardi e piove, ma tu vai vai!

 

E allora non vi corro più dietro di sicuro. Ne ho già prese di storte. La voglio comoda o niente. Non ne ho più per inseguire nessuno.

Vi vedo… è un attimo, la vertigine di un momento. Partiti…

Come un dirupo… treno, stazione, vetri rotti, passi, sputi, cicca, corpi, plastiche, pornografia, maledetti, nervi e cazzotti sulla faccia, e schiaffi da solo e bestemmie e porchemadonne, cerchi strinati, vampate di gioventù, ustioni e senza scarpe, e dunque ci risiamo ancora in mezzo al troiaio, a lasciare ancora, a prendere, a perdere, senza mai abituarsi. Lasciarsi sempre, senza mai partire!

Ce n’è da sgretolarsi di vergogna, da ammazzarsi di niente, da crepare di fastidio.

Bisogna decidersi a essere cattivi, una volta per tutte, una volta per tutti. Per i musi, le scarpe, i clacson, per il fastidio supremo.

Perché ci si arriva bene anche a questo a furia di mentire di continuo, di aprire la bocca per niente, di carezzarsi per niente, in letti impropri, in vite improprie, nelle orecchie il cicaleccio perenne, rodente, decervellante, sempre razzolanti tra chi non sa trovarsi un posto, una regione limpida, un fortilizio per gamberi.

Dunque merda alla cortesia. Merda ancora di più alla lingua, e tanta più mmerda all’ammore!

Che imbarazzo! Che schifo!

L’amore che fa sentire giovani, che fa ritornare giovani! Si torna così giovani da pisciarsi addosso, farsela nel letto, addirittura, e dormirci dentro.

E poi l’intervallo maledetto! Le pause e tutto quello che spinge gli uomini a mischiare salive e debolezze, desideri, invidie e gelosia e nell’anelito di qualcosa, qualcosa, un cric per arrivare ad affacciarsi alla finestra, tanto per languore, per incompletezza.

Contatto, oscenità, parole grossolane, sprecise, moine, fandonie e balocchi. Cosa mai vi avrà fatto di bene l’amore?

Così si finisce di nuovo ai treni, né presi, né persi.

E ora devo restare o andare, o accidenti qualcuno me lo dica. Lei, controllore, col suo apparecchio per rispondere alle sue inserzioni da bordello. Prenda lei questi occhi che finora si sono riempiti dei miei, insensatamente. Affetto buttato, ricordi combusti, già fabbricati. Me ne vado, capito?

E quando vai non illuderti di coltivare assenze. Te ne vai e questo è tutto.

[…]

Ho conservato innocenza o solitudine? Sempre di sogni si tratta, me li posso rimpastare con i tappi nelle orecchie, qui dentro. Mentre i ragazzi urlano nella ricreazione io ci marcisco in mezzo, nella poca luce. Che passi pure il giorno, non so che farmene, né dove andarlo a cercare. Mi tengo stretta la mia notte.

Vinicio Capossela, Non si muore tutte le mattine – (Confessioni del rinchiuso)

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Questa voce è stata pubblicata il 17 dicembre 2009 da in Citazioni (quotes), Letteratura di viaggio, Libri con tag , , .

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