Il paese dei gatti

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Leda e il cigno

Il mito di Leda e il cigno esprime, per me, magistralmente la condizione metamorfica maschile. Della quale, forse, a differenza che per la metamorfosi femminile, si dice e si è detto meno.
Avanzo la mia personalissima interpretazione.

leda-londra

Leda col cigno – Michelangelo

Giove desidera la bella Leda, regina di Sparta. Per poterla meglio osservare, scende dall’Olimpo in terra, sulla cima di una montagna. Quando questa si addormenta sulla riva di un lago, Giove assume l’aspetto di un cigno e, scivolando sull’acqua, fingendo di cercare protezione dall’attacco di un’aquila, le si avvicina, la sveglia, la accarezza. Si fa infine riconoscere, le annuncia che dalla loro unione nasceranno due gemelli, il cui destino sarà di guidare gli uomini. Leda è ora sua e, sempre sotto forma di cigno, la possiede.
Non credo ci sia qualcosa di più commovente di un dio (anzi di più, del re di tutti gli dei) che assume, volontariamente e di sua iniziativa, le forme delicate di un cigno spaventato solo ed esclusivamente per il piacere di rifugiarsi tra le braccia dell’amata e trovare lì protezione assoluta e incondizionata. Perché, riflettendo, che altro motivo poteva avere? Giove, il gran capo di tutta la baracca, come si suol dire, l’uomo che non deve chiedere mai, per dirla con gli spot, a cui tutte le aquile debbono solo rendere onore, quale ragione aveva costui per usare il suo potere non per ottenere direttamente l’oggetto delle sue attenzioni, ma per rendersi debole, delicato, spaventato, bisognoso di soccorso, se non appunto il desiderio, invincibile, ancora più forte, e perciò vitale, di quello (secondario) sessuale, di essere soccorso proprio da lei. Una metamorfosi altrimenti inspiegabile.
Viene quasi da pensare che l’uomo sia stato dotato di forza fisica maggiore solo perché fosse più evidente la forza dell’attrazione (e dell’amore, sì), quando si fosse spogliato della sua forza perché “proprio lei” soccorresse con la sua. La forza dell’attrazione, più forte della gravità, come diceva il disneyano Merlino.

Proprio il cigno, perché? Perché forse fra tutte le forme animali è quella che meglio conserva le potenzialità amatorie umane, forse ampliandole, ma al contempo le racchiude in un corpo più fragile, appunto. Un collo lungo, sinuoso, che è già in sé una metamorfosi:

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Leda e il cigno – Giovanni Rapiti

può piegarsi in morbide curve su se stesso, in segno di timore e desiderio di soccorso e protezione, come nella rappresentazione di Rapiti, oppure può tendersi e scivolare su ogni curva e cavità, una ergonomia che consente di abbandonarsi agli scherzi civettuoli di una Leda rieseneriana e spalancare le ali avvolgendola in un abbraccio umanissimo, oppure in pose più sensuali, come suggerisce Michelangelo.

Leda e il cigno – Léon Riesener

E ancora, scivolare anche fino al collo di Le, all’orecchio, per dire, o forse solo ascoltare.
La metamorfosi è desiderio di trovare soccorso e desiderio di essere tutto ciò che è necessario per arrivare ai sospiri, ai pensieri di Leda. Due ottime ragioni che possono indurre persino il re degli dei ad abbandonare il trono e il corpo perfetto per scendere sino alla rive proprio di quel lago, proprio da Leda. Torno al punto. Riuscite a pensare a qualcosa di più forte, magnetico, a qualcosa di più commovente? La metamorfosi sottende tutto questo: qualcosa di vitale e imprescindibile.

boldini_leda

Leda e il cigno – Giovanni Boldini

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3 commenti su “Leda e il cigno

  1. La Strega
    6 marzo 2016

    Potremmo fare una digressione anche sull’arrendevolezza di Leda, che ai giorni nostri abbiamo tradotto con la “sindrome da crocerossina”. :)

    Mi piace

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