Il paese dei gatti

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#letture La recita di Bolzano – Sàndor Màrai

Quella notte però tutti quanti dormirono male

Cosa vuole dirci Màrai? Quando il destino si presenta, non rimane altro da fare che recitare la propria parte. La risata di Balbi è l’azzeccata teatrale conclusione dello spettatore/lettore che rende omaggio all’ultimo atto a cui ha assistito.

Salvo poi trasformare l’energia e la forza di un sentimento in vendetta. La vita è un grande incidente.

“Che cosa hai visto? … Un uomo!” e le donne alzarono gli occhi al soffitto, chiedendosi se fosse meglio scoppiare a ridere o darsi alla fuga

Quale è l’importanza e funzione di un contratto? Il destino procede per contratti. Come è commovente la ingenuità di volere stipulare contratti alle spalle del destino. Lo dice Francesca: niente e nessuno può salvare il conte.

-La leggerai più tardi? … Sì, ti capisco. Credo che la leggerai più volte nella tua vita, in seguito, quando sarai vecchio. Allora forse la capirai.

La perfezione della lettera di Francesca è per lettori intenditori. Chi saprà leggerla?

Nelle storie d’amore, soltanto-te-per-sempre fa un po’ ridere, pensateci bene. Ma il destino non ha bisogno di giustificarsi, né di rendersi serio o rispettabile. Ha in pugno i suoi attori e fa di loro ciò che vuole.

E questo è un romanzo potente, con personaggi tremendi e straordinari, e la fine è solo un altro inizio. Certo, il destino va riconosciuto, non frainteso, non deve essere una giustificazione per le nostre debolezze e pigrizie o pavidità. Come dice Marai, è nostro dovere riconoscere il destino e scoprire la nostra vera natura. Imprescindibile nobile obbligo di esseri umani.

imgresDue uomini, Giacomo e il Conte, hanno stipulato un contratto: tutte le passioni dell’innamoramento, dall’estasi sino alla disillusione, devono essere concentrate in una sola notte, per lei, Francesca. Ma Francesca non è come sembra, e si presenta sulla scena già consapevole. Non solo, addirittura già disillusa. E ciò che fa è recitare un monologo pericoloso. Ogni angelo è terribile, è stato detto. La recita, quindi, ha avuto inizio dalla fase che i due uomini avevano stabilito come finale. Il Conte riavrà la sua Francesca esattamente come la voleva: disillusa. Salvo capire, noi lettori, che quella disillusione non costituisce l’esito definitivo della recita. Nulla si conclude. Anzi, è proprio dalla disillusione che hanno inizio, e non fine, Giacomo e Francesca. Il giorno in cui lui l’ha venduta, ha preso inizio ogni cosa. Quella recita è solo un intermezzo. Uno dei tanti atti. Il Conte, saggio e intelligente, è però rimasto qualche atto indietro. Ecco perché ha inseguito qualcosa, la disillusione di Francesca, che invece c’era già. Continuerà ad amarla come ha sempre fatto.

Francesca invece ha avuto la sua vendetta, e ha gettato il suo amo per Giacomo.
Giacomo incassa il colpo, e le sue intenzioni sono chiarissime. Dice “sai bene, che quando ti risponderò, non sarà con penna e inchiostro”. Infatti, subito dopo usa penna e inchiostro, ma, per mantenere coerenza, indirizza la lettera al conte. Perché è evidente che quelle parole non sono per il Conte e che quelle stesse parole non significano quello che letteralmente dicono. Un po’ come le conversazioni con il barbiere, dove diceva, più o meno, che fra uomini dello stesso genere si capisce di fare conversazione su qualcosa, ma di parlare in realtà d’altro. Ed è questo, a grandi linee, il senso di quella lettera finale: quando il vecchio marito se ne sarà andato, fra pochi mesi, “prega, Francesca, di non incontrarmi mai più. Perché se noi dovessimo incontrarci, tutte le tue parole potrebbero divenire la tua realtà. La nostra realtà”. E anche Giacomo diventa terribile. Ed è un altro appuntamento, con il destino, che, lo sappiamo ormai, busserà puntualissimo. Tutti i personaggi rimangono in attesa, ancora, del successivo atto. Questa è una recita dell’intimo umano. Cosa accade dentro di noi.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 novembre 2010 da in Citazioni (quotes), Letteratura innamorata, Libri, Recensioni, Romanzi con tag , .

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