Il paese dei gatti

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#letture Domani nella battaglia pensa a me di Javier Marìas

Quegli indumenti respiravano ancora.

Javier Marías è nato a Madrid il 20 settembre 1951. Vincitore del premio internazionale di letteratura Impac e del Nelly Sachs, Domani nella battaglia pensa a me ha anche vinto il premio Rómulo Gallegos e il Prix Femina Etranger.
E’ Re di Redonda. E questo già solo basterebbe, per presentarlo.
E’ stato raccontato meravigliosamente in un articolo di Claudio Magris. In Italia, il 27 gennaio 2011 ha vinto il premio nonino.

tutto è così anche se ce ne dimentichiamo e non ci pensiamo per rimanere attivi e per continuare ad agire senza sapere […] chiedere o accettare un lavoro e stare a vedere come il temporale si prepara senza metterci al riparo

imgresIl romanzo è ipnotico, introspettivo, e offre una accurata e concretissima indagine della psiche umana. Lo stile di Marìas rivela sistematicamente tutto ciò che sta dietro ad ogni singola parola. Ogni vocabolo racchiude un mondo e lui lo mette in rilievo, spesso, con la tecnica del “confronto”, come la chiamo io. Cioè, per ogni verbo o parola, affianca altri apparenti sinonimi, che in realtà indicano cose simili, ma diverse (fondamentalmente diverse). Così, per vicinanza di termini, si coglie meglio il significato intimo e fondante di ogni parola. La lettura ne risulta un po’ appesantita (anche se l’Autore mantiene una prosa impeccabile), ma lo scopo della scrittura di Marìas è raccontare tutto ciò che sta alla radice dei pensieri e dei sentimenti, investigare oltre “la nera schiena del tempo”.

Ho letto questo romanzo due volte. Perché mi è piaciuto moltissimo, e perché la rilettura consente di liberarsi dall’ansia di divorare le pagine alla scoperta dell’esito e di una spiegazione sui fatti che accadono, permettendo di cogliere la infinita varietà di legami e richiami nel testo stesso, nonché il significato più profondo che lo scrittore probabilmente ha voluto comunicare. Credo che sia un genere di libro che possa essere meditato con maggiore lucidità e consapevolezza soltanto in rilettura.
E’ una storia terribilmente evocativa, che indaga soprattutto gli effetti e i meccanismi di ciò che gli anglosassoni definiscono “haunting”, ossia abitare qualcuno o qualcosa. Ciò che fanno i fantasmi con i luoghi, o le persone. E’ strepitosa la pagina dedicata alla anziana donna delle pulizie della casa reale, una banshee, che con la sua vociaccia canta “un vaticinio sul passato”. E proprio in quel momento, il Solo ricorda il film in bianco e nero che era proiettato dalla televisione l’ultima notte di Marta Tellez. Forse è questo che fanno i fantasmi con le nostre menti.

E io a mia volta ho forse visto lei come qualcuno apparso nei miei giorni soltanto per morire accanto a me e provocare in me questo incantamento, che strana missione o compito è questo, apparire e scomparire perché io percorra altri passi che non avrei percorso – il filo della continuità non interrotto, il mio filo di seta ancora intatto ma senza capi.

Marìas parla dell’inganno e dei fantasmi che ci abitano: il primo come stato naturale in cui viviamo, ma impossibile da accettare quando viene scoperto, i secondi come realtà concretissime che orientano e guidano i nostri passi (inoffensivi o avvelenati) e, in ultima analisi, decidono le nostre vite. Siamo fatti in egual misura di ciò che è accaduto e di ciò che avrebbe potuto accadere.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 aprile 2011 da in Letteratura innamorata, Libri, Pagine e incubi, Romanzi con tag , , .

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