Il paese dei gatti

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Risfogliando il Piccolo Principe: la vera bellezza è invisibile agli occhi

In attesa di vedere il nuovo film omonimo, di Mark Osborne, appena uscito al cinema dal 1° gennaio, è impossibile resistere alla tentazione di rileggere le pagine di questa preziosa favola, scritta nel 1942 a Long Island (NY) e pubblicata per la prima volta il 6 aprile 1943 in inglese, tradotta in italiano nel 1949. Qui una interessantissima sintesi della genesi del libro.

Il Piccolo Principe - Tascabili Bompiani, edizione italiana

Il Piccolo Principe – Tascabili Bompiani, edizione italiana

Io lo leggevo all’inizio del settembre 2009 e qui ne riportavo un brano, forse uno dei più popolari e già noto anche a chi (ancora) non ha letto il libro.

Il libriccino, un classico semplice e poetico,  incanta anche il lettore più ostinato. Io vivo vicino ad una ferrovia e ogni volta (spesso) che passa un treno, soprattutto di sera, i pensieri volano inevitabilmente a quelle splendide pagine del capitolo XXII, quello del controllore, con i bimbi incollati ai finestrini…

 

Alice in the train - John Tenniel

Alice in the train – John Tenniel. Illustrazione del libro Attraverso lo specchio (Through the Looking Glass) di Lewis Carroll

“Buon giorno”, disse il piccolo principe.
“Buon giorno”, disse il controllore.
“Che cosa fai qui?” domandò il piccolo principe.
“Smisto i viaggiatori a mazzi di mille”, disse il controllore. “Spedisco i treni che li trasportano , a volte a destra, a volte a sinistra”. E un rapido illuminato, rombando come il tuono, fece tremare la cabina del controllore.
“Hanno tutti fretta”, disse il piccolo principe. “Che cosa cercano?”
“Lo stesso macchinista lo ignora”, disse il controllore.
Un secondo rapido illuminato sfrecciò nel senso opposto.
“Ritornano di già?” domandò il piccolo principe.
“Non sono gli stessi”, disse il controllore.
“È uno scambio”.
“Non erano contenti là dove stavano?”
“Non si è mai contenti dove si sta”, disse il controllore.
E gli rombò il tuono di un terzo rapido illuminato.
“Inseguono i primi viaggiatori?” domandò il piccolo principe.
“Non inseguono nulla”, disse il controllore.
“Dormono là dentro, o sbadigliano tutt’al più. Solamente i bambini schiacciano il naso contro i vetri.
“Solo i bambini sanno quello che cercano” disse il piccolo principe. “perdono tempo per una bambola di pezza, e lei diventa così importante che, se gli viene tolta, piangono…”
“Beati loro”, disse il controllore.

Il Piccolo Principe sembra ingenuo, come quando si interroga sulle spine dei fiori, mentre il Nostro tenta disperatamente e serissimamente di riparare un bullone incastrato:

“Le spine a cosa servono?” -Non servono a niente, è pura cattiveria da parte dei fiori.- “Oh!”

Ma non è ingenuità la sua, pensiamoci bene. In fin dei conti, lo sappiamo tutti che non c’è cosa più importante della antica ed eterna guerra fra le pecore e i fiori. Chi non lo sa, non deve preoccuparsi. Il Piccolo Principe è così buono e paziente con noi, che ce lo spiega ogni volta che apriamo il libro al capitolo VII.

Ricordo che qualche anno fa fu pubblicato un breve epistolario (32 pagine) inedito dell’Autore (Lettere a una sconosciuta. L’ultimo amore del Piccolo Principe). La destinataria era una ragazza già maritata, conosciuta in Algeria poco prima della misteriosa scomparsa/morte. Dalle lettere emerge sempre la ben conosciuta capacità di cogliere la delicatezza di certi sentimenti.

Scopro con malinconia che il mio egoismo non è poi così grande, visto che ho dato ad altri il potere di farmi soffrire. Signorinella, dare questo potere è dolce. Vederlo usare è malinconico. Le favole sono fatte così. Una mattina ti svegli e dici: “Era solo una favola”. Sorridi di te. Ma nel profondo non sorridi affatto. Sai bene che le favole sono l’unica verità della vita.

Qui un articolo su LaDomenica del Sole di Elisabetta Rasy

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Through the looking glass

"..and Alice began to remember that she was a Pawn, and that it would soon be time for her to move".

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