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#recensione Through the Looking-Glass di Lewis Carroll

through-looking-glass-complete-unabridged-lewis-carroll-paperback-cover-artPubblicato nel 1871, è stato scritto da un matematico sotto pseudonimo. Io ho una copia della Puffin books, con la copertina illustrata da James Marsh, ormai consunta, perché è uno di quei libri che ho portato ovunque e letto e riletto e superspiluccato. In inglese, perché la traduzione in qualsiasi lingua e di qualsiasi traduttore è oggettivamente un problema, per la presenza di tantissime parole che non hanno nessun significato, ma richiamano per assonanza altre parole e concetti limitrofi, nella lingua originale, ovviamente. Ma ho anche una edizione italiana e una spagnola, perché un tempo avevo il pallino di andare a vedere come lo si traduceva e di fare comparazioni. Insomma, perché da un matematico che si mette a scrivere filastrocche sciocche e storie stravaganti, non si sa mai cosa aspettarsi, soprattutto se lo si traduce. Se poi aggiungiamo che si tratta di un matematico affascinato dagli studi che a metà ‘800 alcuni logici inglesi avevano sviluppato, per la prima volta dai tempi di Euclide e Aristotele, sulle forme di ragionamento rigorosamente deduttivo, e affascinato soprattutto dai metodi di ragionamento meccanizzati, un matematico che userà i risultati di questi studi per elaborare un paradosso dell’infinito, espresso anche in forma letteraria (Quello che la tartaruga disse ad Achille, breve dialogo che troviamo alla base di tutto il GEB, opera di quel genio di chiarezza espositiva che è Hofstadter, edito Adelphi), e con cui sostanzialmente ha dimostrato che le dimostrazioni non reggono ai meccanismi logici della mente umana e, quindi, in un certo senso, che le dimostrazioni non esistono, che tutto ciò che sappiamo, matematica e geometria incluse, si fonda su un indeterminato, ma ineliminabile, tassello ultimo di fede, dura e pura (e Godel ancora non esisteva); ecco, trovandoci in compagnia di un matematico così, capirete che è necessario alzare i livelli di guardia, per non finire travolti e trascinati via da infiniti mostriciattoli che non esistono. La prudenza non è mai troppa.

E’ un libriccino, piccolo. Perché, piccolo è piccolo. Che altro si può dire? Parla di una partita a scacchi. Condotta con mosse che non esistono. Cioè, non esistevano lì per lì, perché poi è arrivato uno scacchista, Vernon Rylands Parton, e ci ha creato su delle mosse vere, e le chiamò “gli scacchi di Alice”. Così ora le mosse esistono. E poi, siccome è anche una storia di formazione, parla di una bambina che dapprima dormicchia annoiata in un vecchio salotto inglese di fine ottocento, poi va in giro in posti che sanno proprio di sogno, ma che si sospetta non lo siano, canticchiando strane filastrocche, anche queste che non esistono, naturalmente. O sono le strane filastrocche che canticchiano lei e le sue incredibili passeggiate? Perché, incredibili son incredibili. Per dirne una, Alice incontra personaggi che, pure loro, non esistono. Siete disposti a credere a ciò? E’ così eppure. Forse è per questo che le filastrocche si fanno cantare con parole che non esistono.

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John Tenniel

O forse le filastrocche c’erano già con quelle parole inventate di sana pianta e i personaggi ne sono usciti fuori così, generati da parole bizzarre. Perché, bizzarri son bizzarri. Per esempio, vi sembra normale trovarsi improvvisamente di notte su una barca lungo un fiume scuro, che attraversa un villaggetto chissà dove, in compagnia di una pecora che lavora a maglia (ricorsivamente con la sua stessa lana magari??) e dice cose certo bizzarre, ma, diciamolo, decisamente inquietanti! Perché, inquietante, è inquietante, e io è da un pezzo che cerco di dirlo (e qui). Poi c’è la regina rossa, quella delle carte, e quella degli scacchi, che insegna ad Alice a correre con tutte le sue forze sul proprio posto. Solo deve badare a regolare la velocità, in base ai luoghi che vuole raggiungere.

Now, here, you see, it takes all the running you can do, to keep in the same place, if you want to get somewhere else, you must run at least twice as fast as that!

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John Tenniel

Ha senso tutto questo? Correre con tutta la propria forza per rimanere dove già si sta? Ovviamente no, non perdiamo tempo a porci domande sceme. Che poi, 102 anni più tardi, nel 1973,  Leigh Van Valen elaborerà una metafora di strategia evolutiva, denominandola appunto l’ipotesi della Regina Rossa, è un’altra questione. Allora, esisterà, ma qui nel libro, no assolutamente, non esiste ancora.

E allora la mia proposta è questa: rilassiamoci e diamo retta al nostro matematico scrittore. Non poniamo limiti a questa nostra povera logica bistrattata. Perché è così che ci è stata data. Libera. Di accogliere e comprendere anche ciò che logico non è.

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Un commento su “#recensione Through the Looking-Glass di Lewis Carroll

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Through the looking glass

"..and Alice began to remember that she was a Pawn, and that it would soon be time for her to move".

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