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#recensione Francofonia di Aleksandr Sokurov

Il film è attualmente in programmazione ed è l’ultima opera del regista russo, nato il 14 giugno 1951 nel distretto di Irkutsk, in Siberia. Prodotto da Pierre Olivier Barde (Idéale Audience), Thomas Kufus (zero one film) e Els Vandevorst (N279 Entertainment), è stato presentato a Venezia il 5 settembre 2015 alla 72esima Mostra del Cinema.

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IMG_4019La trama riguarda le vicende del Louvre dopo l’occupazione nazista di Parigi. I protagonisti, nelle cui mani è letteralmente consegnato il nodo della storia, da cui dipenderà il destino delle opere d’arte custodite nel glorioso museo, di incalcolabile valore culturale e umano, sono il Direttore del Louvre Jacques Jaujard, interpretato da Louis Do de Lencquesaing, e l’ufficiale nazista Conte Wolff–Metternich, con l’attore Benjamin Utzerath. Il primo, in vista della occupazione, organizza il trasporto delle opere in luoghi segreti e sicuri, cioè nei castelli della campagna parigina; il secondo, incaricato dal governo nazista di amministrare il patrimonio culturale del Louvre e di curare la spedizione delle opere d’arte in Germania, perché siano prese dagli alti ufficiali nazisti o vendute ai privati, finirà per lasciare il prezioso bottino là dove è stato nascosto, rinviandone l’esportazione indefinitamente con pretesti burocratici.

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Leonardo da Vinci – San Giovanni Battista

L’alleanza tra i due uomini, ciascuno  nel proprio ruolo, riuscirà a mantenere intatto il patrimonio immenso del Louvre, e durante tutta la occupazione vivranno a Parigi cercando di non dare nell’occhio, di tenersi in disparte, come se passeggiassero in un bel parco, un po’ imbarazzati, un po’ guardinghi, circondati da bambini vivaci, inconsapevoli e incuranti, troppo immaturi per l’età e troppo agitati dai loro stessi caotici e incomprensibili giochi, per capire, vedere, rendersi conto. Unici complici dei protagonisti possono essere solo gli enigmatici sorrisi dipinti da un lontano Leonardo. Dopo la guerra, Jacques Jaujard otterrà diversi incarichi dal governo francese, e si occuperà anche di riabilitare all’estero la carriera del Conte, che in patria sarà invece accusato del suo passato nazista e destituito da ogni incarico.

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In pieno stile sokuroviano, la trama è soltanto l’occasione per raccontare un’epoca, un contesto, un grande museo, per approfondire la vera natura della cultura francese, dello spirito di Francia, dell’Europa; è una analisi del potere, e della politica di allora e di sempre; è l’occasione per indagare la vita di due uomini poco conosciuti, riservati e misteriosi, che hanno lasciato poche tracce evidenti della loro vita; è una riflessione sull’arte, sull’uomo, sulla bellezza, sul destino che attende ogni cosa.

IMG_4008La struttura del film non è lineare, ma stratificata, e ciò è necessario per trasmettere il tessuto su cui questa indagine viaggia: la storia, il presente, saldamente intrecciati. Le scene del film si muovono su diversi livelli di racconto. Innanzitutto, il filo conduttore è tenuto da Sokurov medesimo, che recita nel ruolo di se stesso, il regista che si appresta a girare proprio il film Francofonia. Quindi è un film sul film, e tutta la narrazione altro non è che il flusso di coscienza del regista che, nel nostro tempo attuale, chiuso nel suo studio, pensa, riflette, ricorda, racconta, e dalla sua voce narrante si snodano due piani di racconto, entrambi ambientati nel passato, durante la guerra: le immagini di archivio e repertorio, fotografie, riprese amatoriali o ufficiali dell’epoca, sapientemente alternate con le scene vere e proprie recitate dagli attori del film Francofonia. Questi tre piani di racconto sono intersecati da un quarto filo di narrazione, che insegue gli spiriti della Francia, impersonata da una bellissima Marianna, e di Napoleone Bonaparte, che scorrazzano per il Louvre dei nostri giorni. Come tutti gli spiriti, abitano perennemente le ampie sale e i silenziosi corridoi del museo, rincorrendosi a vicenda, un po’ giocando, un po’ stuzzicandosi, un po’ rievocandosi e animandosi a vicenda con fervore, buffi e ossessivi nei loro ruoli e motti come solo i fantasmi sanno essere. IMG_4012Abitano i pensieri del regista, con loro affettuosamente scanzonato, e ne entrano e ne escono come ospiti in casa propria, offrono domande, rispondono pochissimo, raccontano tanto, chiacchieroni e rumorosi come solo gli spiriti amano fare. Il racconto della voce narrante del regista è poi interrotto, di tanto in tanto, da una videochiamata che Sokurov riceve sul proprio computer nel suo studio. Proviene da un amico, che si trova in mare aperto, nel mezzo di una tempesta, trasporta enormi container stipati di opere d’arte, su cui si abbattono “senza ragione, e senza pietà” le onde cieche e disumane dell’oceano. Non sappiamo chi sia questo amico, perché si sia imbarcato, dove si trovi, la linea nel mare in tempesta cade spesso e le comunicazioni sono pressoché impossibili. Sappiamo solo che si è imbarcato volontariamente e con buona probabilità finirà per sempre inghiottito nel fondo dell’oceano, con tutto il suo carico incalcolabile, inimmaginabile.

Una nave perduta nel mare in tempesta, ci ricorda molte cose: per esempio una Europa del ventesimo secolo, orfana dei padri del diciannovesimo secolo (Dostoievskji, Tolstoj, Chekov..), che ci accompagnavano e ci dicevano molto di noi e dell’epoca, e ora non parlano più, giacciono muti e immobili nei loro letti, li possiamo solo occhieggiare rimanendo discreti sulla soglia della porta. E come sarebbe bello se un giorno, come i soldati pigri della occupazione nazista, semplicemente si svegliassero, un po’ confusi, un po’ assonnati, e, canzonati dagli amici, dicessero “scusate, ci siamo addormentati un po’”.

Ogni singolo fotogramma del film è un’opera d’arte in sé. E d’altra parte il direttore di fotografia è Bruno Delbonnel. Insieme con le musiche composte da Murat Kabardokov, ci è lasciata un’altra pietra miliare cinematografica. C’era da aspettarsi qualcosa di meno? Da parte mia, per quel che vale, no.

IMG_4048Una curiosità: avete notato quel meraviglioso volume che è quasi sempre in primo piano nello studio di Sokurov? Quello con il braccio del San Giovanni Battista di Leonardo in copertina. E’ questo.

Dopo l’uscita del film, e dopo i tragici fatti di Parigi dello scorso novembre, Sokurov ha rilasciato alcune interviste (leggete la Domenica del Sole del 15 dicembre 2015, pag. 28), parlando dell’Italia, del terrorismo, dell’Islam, con uno sguardo molto duro, un giudizio senza appello. E anche se il film è dedicato alle vicende naziste, è evidente che il messaggio è più ampio e non legato a un contesto storico del passato. Sokurov sembra invitare anche noi a sederci sulle sedie preparate per noi dinanzi a lui. Con i suoi film sul passato, ci racconta il nostro futuro. E noi cosa faremo? Ci preoccuperemo di conoscere anche la sorte del nostro patrimonio artistico e culturale? Lo riconosceremo come parte del nostro stesso destino? O forse, basiti e profondamente turbati, ci limiteremo a rielaborare in silenzio quanto ascoltato? O magari ci allontaneremo borbottando qualcosa che possa convincerci che no, non sarà così. Siamo già orfani, sembra ricordarci quella nave persa nella tempesta, ma abbiamo ancora tantissimo da perdere. Siamo sicuri di volerci consegnare spontaneamente ai flutti marini della storia, che tutto corrodono, inghiottono, e non restituiscono?

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Questa voce è stata pubblicata il 16 gennaio 2016 da in Arte, Cinema, L'Europa, Leggere i russi, Novità letterarie e su pellicola, Recensioni con tag , , , , , .

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