Il paese dei gatti

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#ricorrenze Anton Cechov

Nasceva oggi a Taganrog nel 1860 lo scrittore russo. Mi piace onorarne la ricorrenza sfogliando le pagine di quel libriccino, edito Guardamagna Editori nel 1994, che un caro collega di Pavia, Clemente Ferrario, scrisse in commento a sei racconti (L’angoscia, La corista, Brutti caratteri, Il racconto della signorina N.N., Nel cantuccio natio, La signora col cagnolino), introdotti e annotati con riflessioni libere, aneddoti autobiografici, anche in tributo alla sua Bognassi, una cittadina del profondo pavese, colma di personaggi cechoviani, come lui ama ripetere. Clemente è stato di recente premiato con una medaglia della Repubblica italiana per il suo passato di partigiano durante la seconda guerra mondiale. Ricordo come spesso ripeteva di aver sempre preferito rileggere le stesse pagine, per coglierne a fondo ogni significato, piuttosto che leggere tanti libri e tanti autori sempre diversi. E così, lo scrittore di Reparto n. 6, e innumerevoli altri racconti, è qui presentato in chiave “domestica”, una occasione per guardare dentro la propria quotidianità. E a cosa altro servono, dopotutto, i grandi classici della letteratura?

E Cechov in particolar modo si presta perché è l’autore per eccellenza del quotidiano, del comune ordinario vivere. Ed ecco che in ciò Clemente trova anche la propria legittimazione come scrittore, oltre che lettore:

Ho detto della mia esperienza di lettore. Debbo ora chiedermi se essa sia titolo sufficiente a presentare i sei racconti di questo libro. Può essere consentito a un illetterato che sa leggere solo l’italiano di commentare Cechov?

Credo di poter rispondere sì. Una pretesa non del tutto ingiustificata, sol che si legga un passo come questo, tratto dal racconto La Lettera:

Non è cosa da tutti saper smettere a tempo il discorso, e ritirarsi a tempo. Non di rado avviene che perfino delle persone esperte della vita sociale, e di fiuto sottile, non s’avvedano come la loro presenza desti nel padrone di casa, stanco o indaffarato, un sentimento simile all’odio, e con quanto sforzo un tale sentimento si tenga nascosto, e s’avviluppi nella menzogna. Padre Anastàsij, dal canto suo, vedeva e capiva benissimo che la sua presenza riusciva gravosa e inopportuna, e che il sovrintendente, dopo aver celebrato stamane il mattutino, e a mezzogiorno una messa solenne, era sfinito e desideroso di riposo: tanto che, di momento in momento, stava lì lì per rizzarsi su: ma poi non si rizzava, e rimaneva seduto, come se stesse in attesa di qualche cosa.

Lo scrittore che in poche righe fa di una risaputa situazione di vita quotidiana questo perfetto quadro, non può essere tema di indagine e di dibattito solo per gli uomini di lettere. Di lui deve poter dire anche il più oscuro dei suoi lettori.

Cechov è da annoverare a pieno titolo non solo tra i padri della letteratura russa, ma soprattutto tra i padri del diciannovesimo secolo, rappresentati con tanta delicatezza e filiale devozione da Sokurov nella sua ultima opera cinematografica Francofonia: una porta che si apre per spiare dalla soglia la loro figura assopita, e come sarebbe bello se si svegliassero, se ci parlassero ancora.

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4 commenti su “#ricorrenze Anton Cechov

  1. wwayne
    29 gennaio 2016

    A proposito di racconti, tempo fa ho letto quest’antologia molto carina e divertente: https://wwayne.wordpress.com/2014/07/28/suspense-e-ironia/. Che ne pensi?

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    • Clara
      29 gennaio 2016

      Beh tra Cechov e i western ce ne passa.. ma certo sarebbe divertente trovare comunque dei punti di contatto! ;)

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