Il paese dei gatti

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#recensione Il paese dei coppoloni, di Vinicio Caposella

9788807031274_quartaEdito lo scorso anno, nel marzo 2015, l’ultimo libro del cantautore è una storia di viaggio e di scoperta. Vinicio torna a Calitri, in provincia di Avellino, al confine con la Basilicata, la sua terra di origine; la calpesta, la racconta e la canta, seguendo lo stile che gli è proprio e lo contraddistingue. Dal libro è poi stato tratto l’omonimo documentario, uscito nelle sale il 19 e 20 gennaio 2016, prodotto da LaFeltrinelli. La formula film-libro era già stata felicemente inauguratacon Tefteri e il documentario Indebito, per raccontare la società e la musica della Grecia moderna. Non è sicuramente un caso che nelle ultime pubblicazioni la musica di Capossela vada oltre se stessa e diventi un ponte per indagare le proprie origini, le terre che la hanno scaturita, i popoli che la hanno ballata. Si scopre così un legame molto forte tra la popolazione, la storia, i riti e la società e la musica, che rimane poi legata al territorio dove è nata, ed è destinata a scomparire laddove la popolazione muore, per eventi catastrofici, come un terremoto, o, come accade più spesso e inevitabilmente, per la emigrazione dei figli. Allora può capitare di ritrovare ritmi e strofe, che sembravano perduti, nella memoria degli anziani, di chi è rimasto, che riecheggia nei vicoli vuoti di paesi lontani e quasi mitologici. A questa ricerca è dedicato il libro, edito Feltrinelli, nella collana Narratori, già vincitore del Dante al premio Strega e del premio Carlo Levi, a cui seguirà a marzo 2016 l’uscita del nuovo album Canzoni della Cupa, alcune già anticipate nel documentario. L’Autore cammina attraverso i luoghi come un antico aedo, che cammina, canta e racconta, trasmette le storie, che confluiscono così nella Storia.

Calitri

Calitri

E proprio come un aedo, Vinicio canta la sua terra con un linguaggio epico, con una ritmica cantabile, attribuendo nomi e stortinomi a paesi, animali e persone, ricostruendo un mondo mitologico di immagini e visioni. Come se stessimo leggendo un mito antico, l’Autore ne riprende lo stile e le caratteristiche, insieme con i temi che gli sono più cari: il senso di lontananza, la malattia del girovago, il senso di colpa di chi è partito, un certo malessere di chi resta, un luogo che si spegne, le cose che se ne vanno. Insomma, la malinconia del Capossela scrittore (ricordate Non si muore tutte le mattine? e qui) emerge forte e predominante in questo resoconto di viaggio.

image

E’ una lettura difficile, che richiede costanza e pazienza. Non si tratta di un romanzo, ma di un racconto di natura quasi del tutto descrittiva di persone, animali, spiriti e luoghi, poco narrativa. La trama è poco meno che assente, e il filo conduttore è tenuto esclusivamente dalle orme di viaggio dell’Autore, che spostandosi di paese in paese, attraversa boschi, campi, intervista persone e personaggi. Un resoconto di più di 300 pagine può risultare pesante da affrontare, ma ne vale la pena, quella di rivivere un mondo perduto, riconsegnato alla storia e alla letteratura.

La-trebbiatrice-volante

Nonostante ciò, si può seguire tra i capitoli una sorta di trama: il protagonista arriva in una terra sconosciuta e, grazie ad un autostop di fortuna, raggiunge un paese ed entra nell’unico bar aperto. Lì un uomo lo nota e, sentita la sua storia, lo prega di recarsi in un luogo, nella montagna sotto il paese dei coppoloni, per prendere i cd. siensi, e consegnarli ad una persona, in un altro paese vicino. Il viaggio alla ricerca dei siensi è l’occasione per prendere confidenza con il territorio, incontrare persone, ascoltare e raccogliere le loro storie. Si scopre così che i siensi, cioè la assennatezza, sono generati misteriosamente all’interno di una grotta, e sono simili a mosconi, soprattutto per il ronzio che producono nelle orecchie quando sono raccolti in massa. img_5358Gli abitanti del paese sopra la grotta, per non ammalarsi di eccessiva assennatezza, devono indossare cappelli enormi e spessi, e per questo sono denominati coppoloni. Ma il paese dei coppoloni, sempre visibile, come un monito, non è mai raggiunto dal protagonista, che invece prosegue la propria strada per consegnare la valigetta con i siensi. La valigetta è consegnata e il destinatario inizia il protagonista ai riti del luogo e alle musiche che intorno ad essi sono state sviluppate: principalmente, l’uccisione del maiale, e i matrimoni. Tra guaritori, streghe, e zingari, il viaggiatore esplora le terre circostanti alla ricerca di antichi ritornelli e di coloro che li suonavano. Visita la cava e la ferrovia, ormai deserte, cimeli che hanno trasportato lontano la gioventù del paese e ora giacciono deserti, abitati solo dai fantasmi. Al termine del viaggio, il protagonista riesce a ricomporre l’antica banda degli ultimi musicanti, tra cui c’è anche Briuolo, l’artista del bel dipinto in copertina, per festeggiare un matrimonio mai festeggiato, poiché, a suo tempo, consumato con il rapimento, e non celebrato “con il velo”. La festa nuziale riporta nel paese tanta musica e vita da uccidere letteralmente nel ballo lo sposo, ormai anziano e invalido. E lo stesso viaggiatore, in un improbabile viaggio lunare a bordo di una trebbiatrice volante, si lascerà cadere nel vuoto, incapace di sopportare tanta bellezza di luna, schiantandosi proprio sulla fonte dove ha ricevuto lo stortonome.

– Furono nozze liete…- dice Rosa. -Quando lo vidi mi chinai per terra, finsi di allacciarmi una scarpa, così, solo per il gusto di vedere come camminava, se aveva il passo per accompagnarmi nella vita. E così ce la siamo spartiti, la vita. E’ passata veloce. Da quando mi ha lasciato a lutto mi sembra di vederlo a ogni posto, però non l’ho visto mai più.

Per la sfida letteraria di Parla con la Russia, annuncio con sollievo (finalmente) il mio primo punto, con questo libro, assegnandolo alla categoria #librodafilm

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3 commenti su “#recensione Il paese dei coppoloni, di Vinicio Caposella

  1. mfantuz
    15 febbraio 2016

    Mi sembra che hai fatto una recensione troppo lunga…l’ho letta solo a metà…ed ero già invogliato a leggerlo,avevo visto l’uscita…lo metterò tra i tanti che devo leggere…ma mi ha fatto venire in mente “Viaggio in Portogallo” di Saramago, un libro che merita di essere riletto.
    Marco

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    • Clara
      15 febbraio 2016

      mmm.. forse dovrei mettere il paragrafo relativo alla trama più in rilievo, così che chi vuole può leggere solo quello..
      non ho letto quel libro, né sono mai stata in Portogallo, ma grazie per il suggerimento! ;)

      Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 13 febbraio 2016 da in Cinema, Letteratura di viaggio, Libri, Recensioni, Scrittori e artisti italiani con tag , , , .

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