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#letture Narratori delle pianure, di Gianni Celati

Riferimento importante della letteratura di viaggio in Italia, questi brevissimi trenta racconti, pubblicati da Feltrinelli nel 1985, raccolgono storie e voci che popolano i paesi e gli argini del Po, prevalentemente orientale emiliano. Ma è anche un diario di viaggio e di memorie dell’Autore, che sulla strada e nelle fitte nebbie invernali padane cerca il suo passato e se stesso. Celati è infatti cresciuto a Ravenna, nato a Sondrio. Come un antico aedo segue le strade, raccoglie i miti, e li tramanda con un linguaggio sobrio ed essenziale. Espone i fatti senza esibire se stesso, anche se il suo sguardo acuto, ironico o compassionevole, sempre attento, è irriducibile e conferisce alle pagine quello spirito che rende il libro importante.

Black on Maroon – Mark Rothko (1958)

Credo che questi racconti siano in grado di comunicare, anche a chi non conosce quei territori, lo spirito, prevalentemente agricolo, di quelle terre, la gente, l’ambiente in genere, ma soprattutto climatico. Io ne ho avuta una breve esperienza quando ho vissuto a Pavia, tre anni, e per lavoro spesso percorrevo in auto, in ogni stagione, le campagne circostanti verso Vigevano, Voghera, o Mortara. Ma anche l’interland milanese, Cologno Monzese, Vimercate, su fino a Lecco. Chi ha vissuto là per un po’, o per tutta la vita, sa che la nebbia, soprattutto d’inverno, quando tutto gela e si cristallizza, non è un mero accadimento metereologico, non è solo vapore, non è una semplice nuvola. È una presenza, un animale che avvolge tutto e lo fa scomparire; qualcosa di vivo, che si sposta continuamente e senza preavviso, insidioso entra nella testa delle persone, attraverso gli occhi e l’udito. La nebbia avvolge anche i suoni, ovattando persino il silenzio. Quello delle campagne padane, che con la nebbia diventa sordo, non semplice assenza di rumore, ma pieno di qualcosa di indefinibile, concretissimo come il muro grigio che lo rende sostanza.

Blue and gray – Mark Rothko (1962)

E davvero là in mezzo al nulla (che non è il niente) si può credere di essere altrove, in una realtà che non è reale, ma visione. Molti artisti hanno lavorato su questo fenomeno: il fotografo Luigi Ghirri (sempre emiliano), il regista Michelangelo Antonioni (ferrarese, come Celati) o il pittore Mark Rothko, che spesso espresso la sua vicinanza artistica con l’esperienza cinematografica di Antonioni (ispirante è il contributo di Jeffrey Weiss nel catalogo edito Skira della mostra dedicata a Rothko presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma nel 2007, curata da Oliver Wick). Ricordate la scena finale di Deserto rosso, dove una scovolta e disperata Monica Vitti attribuisce alla nebbia la propria confusione?

Argine Agosta Comacchio – Luigi Ghirri

È esattamente il contesto delle storie raccolte da Celati. Il racconto Come un fotografo è sbarcato nel nuovo mondo è certamente ambientato in un luogo non dissimile da Argine Agosta Comacchio (che pure è stata scattata quattro anni dopo la pubblicazione del libro, nel 1989). I ragazzi di Giovani umani in fuga sembrano usciti da Campagna ferrarese. Celati spende molte

Campagna ferrarese - Luigi Ghirri

Campagna ferrarese – Luigi Ghirri

pagine per descrivere le terre, il ghiaccio, la nebbia, perché l’ambiente non è accidentale; le storie non avrebbero potuto svolgersi ovunque. La campagna e la nebbia sono protagonisti tanto quanto i personaggi, ne definiscono l’agire e il carattere, molto probabilmente anche il destino. Queste storie non sarebbero accadute al di fuori del contesto grigio, nebbioso, ovattato della pianura. Solo capendo questo si può cogliere anche l’orrore e la assoluta veridicità del ragazzino fantasma in Fantasmi a Borgoforte. Ma anche la tenacia disperata di quel signore che, in Idee d’un narrtore sul lieto fine,  per tutta la vita ha riscritto tutte le ultime pagine dei propri libri, in eterni lieto fine.

Il binomio Ghirri-Celati è immediato e inevitabile, come suggerisce la stessa copertina del libro. Ciò che uno fotografa, l’altro lo racconta, con il medesimo stile spoglio, visionario, di viandanti contemplatori, di flâneur. Lo stesso Celati si è occupato spesso dell’arte fotografica di Ghirri (ne parla ne Il profilo delle nuvole, Feltrinelli, 1989, e c’è un suo contributo nel volume Lezioni di fotografia di Luigi Ghirri, il n. 17 della collana Compagnia Extra di Quodlibet, curata da Ermanno Cavazzoni).

Questi racconti parlano di un viaggio nella propria terra, un ritorno e una ricerca. Meritano di essere riscoperti, e risfogliati, anche oggi.

Appena ho tentato di attraversare la strada tutti gli automobilisti suonavano i loro claxon con grande foga. Ho avuto la certezza che quegli automobilisti non andassero da nessuna parte, soltanto circolassero all’infinito con i più miserabili pretesti, nel terrore d’essere immobili. Li ho osservati a un semaforo impazienti sotto la pioggia, calxonavano spasimando per non essere immobili.

Per la sfida di Parla della Russia, spunto un’altra voce della lista, in omaggio alla bella fotografia di Ghirri scelta per la copertina, #librocopertina ;)

p.s. apprendo ora, da un bell’articolo di Ermanno Cavazzoni pubblicato sulla Domenica del Sole del 14 febbraio scorso, che è appena uscito il Meridiano dedicato a Gianni Celati. Tempismo perfetto

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5 commenti su “#letture Narratori delle pianure, di Gianni Celati

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