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#recensione La valle dei ladri (Cirenaica), di Ermanno Cavazzoni

Attenzione super spoiler!! Leggete la recensione dopo aver letto il libro! (il libro leggetelo a prescindere, vi piacerà)

Io stavo allora in via Broca e m’ero messo in compagnia con dei tipi loschi.

Chi si è trasferito a Milano e magari veniva da una città di provincia, magari un po’ sperduta, molto nebbiosa, ritroverà molte cose in questa spassosa e disperata storia. Milano, meravigliosa e affascinante città, che attrae e seduce, promette e mantiene. Una città dove però è facile trovarsi fuori posto, soprattutto in certe solitarie sere invernali, umide, brumose. Si può credere di camminare in una visione e può sorgere il dubbio che si tratti del sogno di qualcun altro, qualche businessman brillante, che nelle vie patinate della città si trova invece, per nulla alienato, perfettamente a proprio agio. E allora, dopo aver tanto desiderato di vivere nella bella Milano, può sorgere il sentimento opposto, la nostalgia per la propria terra, benché cupa, monotona, di provincia. Milano è la città che più di ogni altra sembra accogliere volentieri tutti coloro che non stanno mai bene dove vivono: gli irrequieti, i confusi, gli indecisi, i viaggiatori, i flâneur. Cavazzoni dedica a Milano un poema, una ode, un piccolo tributo nello stile ironico e dissacrante che gli è proprio.

Può capitare infatti che si abiti, chessò, a Piacenza e si percepisca l’esistenza come un magma nebbioso, incerto, con prospettive vagamente apocalittiche. E si viva nella perenne insoddisfazione e attesa che qualcosa accada; qualcosa che dia un senso alla esistenza, che faccia sperare nell’amore, nel futuro, una spinta di energia e di vita. E allora ci si sente come abbandonati in un valle sperduta, dove la luce è sempre troppo fioca, i giornali riportano indefinitamente le stesse notizie, la televisione e la radio si limitano a gracchiare in modo uniforme e indistinguibile; in tali condizioni, ci si può sentire perseguitati dal destino o da qualche divinità. E si trascorre il proprio tempo a osservare malinconicamente l’orizzonte con gli altopiani azzurrini, immaginando di appartenere a quei luoghi, dove la vita accade, dove le persone certamente sono felici e anzi sono divertite dal mesto spettacolo offerto dalle misere esistenze che popolano quel Bassomondo, che sicuramente scrutano con un telescopio potentissimo. Al Bassomondo le persone arrivano senza sapere il perché, e tutta la società è organizzata sulla menzogna reciproca. I viaggiatori, appena scesi dal treno, sono accolti da finte fidanzate, che recitano il loro ruolo in modo così autentico da ingannare persino coloro che già sono stati ingannati e dunque conoscono l’inganno.

E vedevo che gli si stringeva addosso con quella passione con cui si era stretta a me; e lo chiamava Paolo come aveva chiamato me, con quelle frasi commosse sulla lunga attesa, sul suo pensiero fisso d’amore per lui. <<Paolo, che felicità! – la sentivo dire; – venivo ogni giorno in stazione ad aspettarti al treno; ti vedevo scendere, come sei sceso oggi, ti correvo incontro ma non eri tu>>. E poi ripeteva: <<Paolo, quanto mi sei mancato! quanto! >>. Era così persuasiva la scena che non sembrava una truffa, e perfino io a volte credevo che avesse trovato finalmente quel Paolo tanto aspettato. [..]

Perché Annamaria ha qualcosa di realistico, oltre che di molto bello, tanto che uno non è più sicuro dei propri ricordi e li confonde con le idealità della sua mente.

Ho visto un tale, preso da un enorme dubbio su di sé, starla a guardare estasiato mentre lei gli diceva le solite frasi: <<Paolo, sei tu, finalmente!>>; questo tale era come toccato da un terremoto profondo e imperscrutabile, tanto che l’ha chiamata Lena. <<Sei Lena!>>, ha detto, perché gli era emerso qualche profondo strato geologico sepolto nella sua mente. Poi ha aggiunto: <<Eri così bionda!>>, perché Annamaria invece è bruna.

Attorno alle fidanzate si accumulano altri personaggi che costituiscono i parenti, tutti finti e improvvisati lì per lì. Il solo scopo è raggirare il viaggiatore e impossessarsi della sua valigia. Il viaggiatore stesso, per sopravvivere, andrà poi a rimpolpare le fila dei parenti nelle truffe successive.

Si formano così di fatto alla Stazione Centrale delle famiglie tutte campate per aria e abusive. La famiglia è una formazione parassitaria che nasce dai tentaitivi di furto a catena

E così anche la giunta comunale, i consiglieri e il sindaco stesso sono truffatori che fingono di essere politici e di avere il governo della città, perché gli si offra un pranzo, anche frugale, o li si ospiti. E gli edicolanti, i direttori e i dipendenti della società elettrica sono tutti truffatori, che fingono il proprio mestiere. Persino il cinema è una truffa, perché i cartelloni fuori cambiano, ma la pellicola è sempre la stessa, che ossessivamente ripropone le stesse immagini, apparentemente insensate e illogiche. Anche i funzionari degli uffici sono falsi, e quando ne si incontra qualcuno dietro uno sportello, è probabile che siano altri utenti, convinti a loro volta che quelli dall’altra parte siano i funzionari. Gli uffici stessi kafkianamente non esistono, ad eccezione di uno, mitico, la cui veridicità è testimoniata esclusivamente dal fatto che le persone effettivamente spariscono dal Bassomondo, anche se nessuno sa esattamente come. E’ l’ufficio anagrafe e dei fogli di via, che venderebbe i biglietti per una fantomatica corriera che porta via, lontano da lì..

Le donne nel Bassomondo sono le prime truffatrici, regine tra i truffatori. Ma di notte, sono proprio loro a offrire un richiamo di autenticità, quando sognano.

Le femmine sognano, è provato che sognano: le si sentiva parlottare a lungo, inconsciamente, mentre ti abbracciano e filano le loro lunghe bave dalle mucose. Aspettano qualcuno di ignoto che non le svegli e che entri delicatamente in un sogno già in svolgimento. [..] Ognuna sogna alla sua maniera; [..] e mentre si voltano e si rivoltano e stringono l’amante sconosciuto entrato per un finestrino, dicono certe frasi sconfinate… dove quello che accade, accade una volta per tutte … frasi dove ti si spezza il cuore per la felicità .. le si sente giurare, le femmine, per tutta l’eternità, mentre si aprono e si contraggono come il corpo molle dell’ostrica. E’ così.

Mi immagino l’atmosfera del Bassomondo come una sceneggiatura di Tim Burton, un po’ horror, un po’ grottesca, un po’ cartonesca. La nebbia è una sorta di coprotagonista, e si capisce che Cavazzoni è nato a Reggio Emilia, perché gli sono cari tutti quei temi di cui parlavo qualche giorno fa a proposito di quel club artistico emiliano (Antonioni, Ghirri, Celati). E non credo sia un caso che il Bassomondo sia circondato da un deserto “liscio e rossiccio”, eco del capolavoro del regista ferrarese, Il deserto rosso. Gli abitanti vagano per le vie della città, per lo più dedicandosi a meticolosi atti vandalici, per aiutare quel mondo a decomporsi e disfarsi il più in fretta possibile. Si sospetta che i personaggi siano tutti fantasmi, che il Bassomondo sia l’aldilà, un limbo di transito, dove la vita non scorre, e le persone si agitano ossessivamente come spettri attorno ai ricordi delle tribolazioni terrene. Ma è indubbio che gli abitanti del Bassomondo abbiano anche una ben definita fisicità. Ma il nostro protagonista riusce infine a trovare la fantomatica corriera e arrivare come passeggero abusivo a .. Milano. Là troverà una nuova vita, altre occasioni? Forse. Ma è certo che per un bel pezzo vivacchierà ancora di truffe tra i binari della Stazione Centrale (ancora non esistono i recentissimi controlli antiterrorismo al binario). Perché, dopotutto, anche Milano è il Bassomondo di qualche altopiano lontano e azzurrino, come la mitica e organizzatissima Svizzera. Non è infatti un caso che l’Autore pretenda che tutta la storia sia tratta da un anonimo manoscritto trovato sul binario 21, quello che attraversa le Alpi.

le vette azzurrine dell'Himalaya dal lato della steppa kazaka - aprile 2010

le vette azzurrine dell’Himalaya dal lato della steppa kazaka – aprile 2010

Chissà come è stato, che il libro pubblicato da Einaudi nel 1999 si intitolava Cirenaica, e poi è stato ripubblicato da Quodlibet nel 2014 con l’originario titolo La valle dei ladri, nella bellissima collana Compagnia Extra, diretta dallo stesso Cavazzoni. In copertina c’è un eloquente disegno di Franco Matticchio, Sparadrap, del 2006. E così può accadere che lo si sia comprato nella edizione di Quodlibet, poi si decida di leggere quello in Einaudi, magari preso in prestito dalla biblioteca comunale, credendo si tratti di un libro diverso. Invece dopo un centinaio di pagine si intuisce che l’argomento è lo stesso e comparando i testi si vede che è lo stesso libro… una truffa si potrebbe dire! E di truffe ce ne sono parecchie in questa misteriosa valle dei ladri, dove tutti ci troviamo catapultati, non sapendo da dove veniamo, né dove andiamo, sappiamo solo di essere circondati da menzogna e truffe, irrisolvibili e irrimediabili; e vaghiamo in cerca di un lontano richiamo di potenziale autenticità.

Questo libro, che è il più bello tra quelli che ho finora letto dell’Autore (anche se consiglio sempre la commovente e divertentissima Storia naturale dei giganti), dovrebbe essere in tutte le librerie dei viaggiatori, degli erranti, di colo che sono presi “dall’energia potenziale, cioè dalla smania di vita altrove” e di tutti quelli che alla fine sono finiti a Milano.

Per la sfida letteraria #readingchallenge2016 di Parla con la Russia, nomino questa lettura nella categoria #librocircolare, perché la storia inizia con un arrivo in una stazione centrale in una terra desolata e sconosciuta, e termina con un altro viaggio, in un’altra Stazione Centrale di una città che si rivelerà speculare a quella precedente, in una ricorsività ininterrotta.

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4 commenti su “#recensione La valle dei ladri (Cirenaica), di Ermanno Cavazzoni

  1. Pingback: #DiarioDiBordo giorno 1 Il poema dei lunatici, di E. Cavazzoni | Il paese dei gatti

  2. Pingback: L’avvocato ne La valle dei ladri: Stia zitto per carità! | Il paese dei gatti

  3. polimena
    29 febbraio 2016

    Mi hai incuriosita e non conosco Cavazzoni…in lista!

    Liked by 1 persona

    • Clara
      5 marzo 2016

      E’ uno dei miei scrittori preferiti. Qualche anno fa pubblicò a puntate il racconto estivo sulla Domenica del Sole, bellissimo. Forse si trova ancora negli archivi. E anche Storia naturale dei giganti è molto particolare e divertentissimo. Il suo stile è molto ironico e malinconico insieme. Ha fatto anche un corto spettacolare, Vacanze al mare, presentato al festival del cinema a Roma un paio di anni fa. Ma questo rimane il suo libro più riuscito, per me. Te lo raccomando tanto

      Liked by 1 persona

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