Il paese dei gatti

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#AvvocatiNellaLetteratura Il nome della Giustizia

Dove si amministra le giustizia e si ha la imbarazzante impressione che tutti abbiano torto.

E’ il titolo del capitolo che introduce la nona ora del quinto giorno di quel bellissimo romanzo Il nome della Rosa, pubblicato nel 1980, e che in tanti abbiamo riletto recentemente dopo la scomparsa del suo Autore, Umberto Eco.

In questo capitolo si descrive in modo romanzato, ma dettagliato, lo svolgimento di una udienza nel XIV secolo; troviamo un processo inquisitorio puro. Ci sono certe regole processuali, ma l’autorità dell’inquisitore è assoluta. Infatti, leggiamo che l’Abate vorrebbe applicare il canone XXXVII del concilio laterano, che si era tenuto un secolo prima, nel 1215, che stabiliva una sorta di competenza territoriale dei giudici, per sottrarre i propri monaci alla giurisdizione del terribile e crudele inquisitore, venuto da lontano. Ma Guglielmo lo ferma subito, nessuna regola è invocabile, gli ricorda

“L’inquisitore è sottratto a ogni giurisdizione regolare,” disse Guglielmo, “e non deve seguire le norme del diritto comune. Gode di speciale privilegio e non è neppure tenuto ad ascoltare gli avvocati”.

E davvero l’Inquisitore si erge su coloro che sono stati appena arrestati con inquietante autorità, così eloquentemente descritta:

Lo sguardo era invero puntato sull’accusato, ed era uno sguardo misto di ipocrita indulgenza (come per dire: “Non temere, sei nelle mani di un consesso fraterno, che non può che volere il tuo bene”), di gelida ironia “Come per dire: “Non sai ancora quale sia il tuo bene, e io tra poco te lo dirò”), di spietata severità (come per dire: “Ma in ogni caso io sono qui il tuo solo giudice, e tu sei cosa mia”).

E davvero l’istruttoria si svolgerà in tempi brevissimi, nel corso di qualche ora il destino degli accusati sarà deciso incontrovertibilmente e la colpa dichiarata sarà punita con una pena dalla quale è impossibile tornare indietro. Nel giro di qualche giorno, il processo inquisitorio è concluso. Gli inquisitori non conoscono il problema dei tempi processuali eccessivamente lunghi. Vengono condannati molti colpevoli, ma non dei crimini per cui il processo si era aperto, in una vera e propria baraonda di eventi, in un nome di una purezza morale che non ammette esitazioni né riflessioni, né consultazioni.

Il giovane Adso domanda al proprio mentore; Cosa vi spaventa di più nella purezza?

La fretta, risponde Guglielmo.

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