Il paese dei gatti

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#AvvocatiNellaLetteratura Le famiglie distopiche in Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

Di questi tempi molte voci invocano un diritto della famiglia che persegua la fluidità dei rapporti più che la stabilità, la flessibilità delle regole più che la loro certezza. Ma forse chi desidera ciò non considera che il divieto di costituire una coppia ufficiale nella società, o la persuasione che una relazione a tempo determinato sia il massimo bene per l’individuo, e quindi per tutti, sono elementi fondanti di tutte le società distopiche elaborate dalla letteratura fantascientifica del secolo scorso. Perché? Principalmente perché il cittadino solo è più controllabile dall’autorità centrale e perché, tolta la famiglia come punto di riferimento stabile, cioè la primaria comunità conosciuta dalla persona, questa non può che affidarsi alla generale collettività, e quindi al governo o dittatura di riferimento, che ha così una sostanziale autorità illimitata. Non voglio entrare nel merito delle questioni di diritto di famiglia oggi più attuali e dibattute, che sono complesse e delicate, non facilmente risolvibili con un approccio superficiale. Ma vorrei proporre qualche lettura che possa offrire riflessioni sull’argomento. E d’altra parte, a questo serve rileggere i classici.

Il primo libro che vi propongo questa settimana è Fahrenheit 451, che lo scrittore americano Ray Bradbury ha scritto nel 1953, quando il mondo ancora portava le ferite dell’immediato dopoguerra. Ma forse molti conoscono la trama grazie a quella splendida pellicola, omonima, di François Truffaut, del 1966. E’ la vicenda di un uomo, di mestiere fa il pompiere, ma in quegli anni i pompieri non spengono gli incendi, bensì li appiccano. In particolare alle librerie, e alle persone che decidono di non abbandonare le proprie biblioteche alle fiamme. Perché è vietato leggere, la lettura è ritenuta grandemente dannosa per la società. Ma leggere non è la sola cosa vietata. Anche coltivare relazioni genuine è in qualche modo vietato. Non esplicitamente, ma subdolamente. E allora vediamo che il protagonista riesce a malapena a scambiare qualche parola con la propria moglie la cui attenzione è letteralmente catturata dai personaggi di una serie televisiva, che lei ritiene essere importanti come fossero delle vere persone di famiglia. E quando il marito inizierà un percorso di più profonda consapevolezza, di avvicinamento alla lettura, e diventerà necessariamente un fuorilegge, la incomunicabilità nella coppia sarà totale. La moglie fa la valigia e lo abbandona, con poche frasi, come se niente fosse. E’ chiaramente un estremo, ma siamo proprio sicuri che questo non abbia nulla a che fare con noi?

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