Il paese dei gatti

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#AvvocatiNellaLetteratura La stanzuccia in affitto in Delitto e Castigo

Al principio di luglio, con tempo caldissimo, verso sera, un giovane scese dalla sua stanzuccia, che aveva in subaffitto nel vicolo di S., sulla strada e lentamente, come irresoluto, si diresse verso il ponte K.

Egli scansò felicemente l’incontro con la sua padrona per la scala. La sua stanzuccia riusciva proprio sotto il tetto di un alto casamento a cinque piani e somigliava un armadio più che un’abitazione. La sua padrona di casa invece, dalla quale aveva in affitto questa cameretta con desinare e servizio compreso, abitava una scala più in basso, in un quartierino a sé; ogni volta che egli usciva sulla via, gli toccava inevitabilmente passar davanti alla cucina della padrona, la cui porta era quasi sempre spalancata sulla scala. E ogni volta il giovane, passando lì davanti, provava una certa qual sensazione penosa e pavida, di cui si vergognava e per la quale aggrottava le ciglia. Egli era fortemente indebitato con la padrona e temeva d’incontrarla.

Molti lo avranno riconosciuto, è l’incipit di Delitto e Castigo di Dostoevskij, nella traduzione di Silvio Polledro per BUR. Ed è un incipit significativo perché dimostra che i tempi, i luoghi, le leggi e i sistemi giuridici cambiano, ma i problemi rimangono sempre gli stessi. Come il complesso rapporto inquilino/proprietario, il primo, spesso uno studente, quasi sempre senza denaro, bisognoso di tutto, il secondo vigile e attento, bisognoso anch’esso di ricevere il compenso per l’uso del proprio immobile, allo stesso tempo sempre richiesto di concedere ancora un po’ di benevolenza, un po’ di pazienza in più, ancora una deroga, ancora del tempo. Certo, Dostoevskij si riferisce ad una Russia poverissima del XIX secolo, dove le stanze affittate sembrano più armadi che appartamenti, ma forse il contesto sociale non è così diverso da quello attuale in molte zone, anche italiane. Il mondo, sotterraneo, è il caso di dirlo, degli affitti più di tanti altri rivela l’immagine tangibile di una società spesso invisibile. Val la pena di prestarci attenzione, con la letteratura, da un alto, e lo studio delle norme vigenti, dall’altro.

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