Il paese dei gatti

Recensioni, segnalazioni, osservatorii, racconti, suggerimenti

Edoardo Albinati stregato – PREMIO STREGA 70ESIMA EDIZIONE

La notte delle streghe letterarie è appena trascorsa. Nella cornice dell’Auditorium Parco della musica a Roma, in luogo della sede consueta di Villa Giulia, è stato proclamato il vincitore del Premio Strega 2016. E’ il professore Edoardo Albinati, con La scuola cattolica, edito Rizzoli. Una imponente opera di memoria (non a caso Albinati ha partecipato anche al Festival delle Letterature nella Basilica di Massenzio a Roma, tema centrale: la memoria, altre memorie). Albinati non è solo scrittore, ma anche professore di italiano nel carcere di Rebibbia. Per IusLaw web radio ho avuto occasione di chiacchierare con lui della sua esperienza di insegnamento in carcere, del suo libro, del premio Strega e del Festival delle letterature. Ecco la puntata dedicata al premio Strega, con la intervista a Edoardo Albinati, e la trascrizione di qualche passaggio della telefonata con il futuro vincitore.

In effetti è abbastanza paradossale l’esperienza dell’insegnamento in carcere. Io del carcere conosco quasi esclusivamente la parte scolastica. Poi ho girato un po’ di istituti di pena italiani, però di fatto la parte che conosco veramente è quella dove facciamo scuola, per cui comunque è un punto di vista parziale. Possiamo dire che i detenuti che frequentano la scuola, in un istituto come il mio che è una casa circondariale, è un modo per non stare chiusi in cella. Altrimenti, tranne che per l’ora d’aria, resterebbero tutto il tempo chiusi. Quindi è un modo anche di vedere persone diverse, che non siano soltanto agenti carcerari, altri detenuti o i loro avvocati, esterne a tutti gli effetti. Anche perché noi non dipendiamo dal Ministero di Grazie e Giustizia, bensì dal Miur. Quindi questo è da tenere in conto. Quando si iscrivono da noi si sa che una certa percentuale non è veramente interessata alla scuola in quanto tale, quanto a una qualsiasi attività che nel carcere è piuttosto difficile avere. In realtà soltanto il 10% dei detenuti, almeno per quanto mi risulti, ha una attività di lavoro o altro. Quindi prima di tutto c’è il desiderio di evadere dalle celle. Poi è chiaro che la scuola in sé è una esperienza, per quanto temporanea nella nostra vita, di reclusione. Quindi quando diciamo che si chiudono nelle “nostre” celle, cioè le classi, è perché si ripete una esperienza, pur singolare, di riscatto, di avanzamento e di apprendimento, ma di nuovo in una forma di reclusione, come è peraltro anche nelle scuole esterne. L’unica differenza [rispetto alle celle] è che lì si sta a far qualcosa. Quindi io penso che comunque nell’insegnamento ci sia una forma di contenimento, e anche di forzatura, di fatica, ma che almeno ha come approdo qualche cosa di positivo. Sicuramente la scuola, a parte qualche attività di volontariato, come il teatro, è l’unica cosa che io ho visto all’interno del carcere, volta a questa famosa riabilitazione o educazione, che può dare una parvenza di senso alla istituzione penitenziaria in quanto tale.

[In riferimento alle esperienze artistiche nel carcere] Innanzitutto sono cose facoltative, quindi nessuno è obbligato a tirar fuori una creatività. L’esperienza teatrale, forse, tra quelle che ho visto è quella più specifica, quella che ha dato anche dei risultati a fini artistici di valore. In Italia ci sono delle compagnie che hanno ormai superato la parte dilettantistica, e hanno costituito delle vere e proprie esperienze di teatro, interessanti. A Rebibbia in particolare, il regista Cavalli ha fatto Shakespeare, da cui poi i fratelli Taviani hanno tratto il loro film su Giulio Cesare. Ma si tratta di casi sporadici, fortunati, pur meritevoli. Però la massa della popolazione detenuta non viene neanche sfiorata da queste attività, e anche la scuola interessa una minoranza. Il resto della popolazione carceraria è abbandonato a se stesso, all’inazione. Il carcere non è altro che questo in Italia. Nove detenuti su dieci passano il loro tempo nella celle a guardare la tv, o sdraiati sulle loro brande.

C’è a mio parere una natura contraddittoria della detenzione, insuperabile allo stato attuale: si pretende che la detenzione affligga chi vi è sottoposto, però al tempo stesso lo riscatti, lo restituisca poi alla società, quantomeno non peggiore di prima. Ciò ovviamente non può avvenire nella inazione totale, quella a cui sono destinati nove detenuti su dieci. Poi quelli che fanno qualcosa, fanno gli spazzini. Pulire per terra è un lavoro che non ha nulla di male, ovviamente, ma non è un lavoro attraverso il quale uno può raggiungere chissà quale consapevolezza. L’unica cosa è che passa il tempo. E allora trascorrendo dieci anni in carcere, uno cambia. Ma non è cambiato dal carcere, è cambiato dal tempo, non per quello che ha fatto. In carcere normalmente non si fa nulla. Questa è la verità.

[A proposito del premio Strega] Ma il panorama letterario italiano è abbastanza ristretto. Non ci sono dei grandi giri di carattere economico o altro. E allora certi premi assumono un significato che sarebbe forse minore se ci fosse un mercato più ampio, più aperto. E allora, mi pare di capire, si pongono anche come dei “risarcimenti” simbolici per un ruolo che all’interno della società italiana è minore. Questo è il più noto, è quello che permette la maggiore diffusione dei propri libri. Gli scrittori sono contenti di parteciparvi e si frustrano se non riescono ad andare avanti. Io sono molto colpito dall’entusiasmo di chi mi ha portato lì, cioè il mio editore Rizzoli. Quindi vivo in maniera un po’ riflessa questo che è al tempo stesso una campagna promozionale, una avventura di carattere letterario, e anche poi un evento mondano. E’ tutte queste cose messe insieme, io vengo portato come su un risciò [ride], quindi me la prendo così insomma.

[A proposito del festival delle letterature] Io ho pensato di fare una piccola ramificazione del libro, cioè di usare gli stessi personaggi che sono protagonisti del libro, cioè i ragazzi che vivevano in questo quartiere di Roma, che incontrano un gruppo di parà fascisti, che allora circolavano spesso in questo quartiere. E vivono una avventura un po’ grottesca, anzi vivo, perché sono io uno di loro. I parà mi chiedono se sono anche io fascista, io dico di no, e allora uno di loro prende il gelato che stavo mangiando e me lo spiaccica in faccia. Un episodio molto semplice, minimale, che riduce la violenza tipica di quell’epoca ad un evento del tutto trascurabile, ma molto umiliante e che è rimasto segnato in me. E’ significativo, per cui mi sono detto “ma raccontiamo anche quella”, nel libro ne ho raccontate tante e questa è rimasta fuori, e invece forse può rappresentare un piccolo aneddoto, forse meno drammatico di altri. E’ un esempio di prepotenza, più che di violenza. La prepotenza è più pervasiva ancora della violenza. Il testo credo sia recuperabile sul sito de La Repubblica, perché è stato pubblicato la domenica precedente; e poi apparirà nel volume che il festival delle letteratura di solito fa in chiusura, riassuntivo di tutti i testi che sono stati letti. Poi non so se un giorno potrà stare come contenuto extra nella versione digitale de La scuola cattolica, un free bonus!

Il prossimo evento a cui parteciperò è in Sardegna, a Gavoi, in Barbagia. Ed è forse il più importante, o il più antico festival che viene fatto in Sardegna. Sono piuttosto contento di andare, anche per vedere i posti da cui sono provenuti alcuni dei miei studenti (e si può immaginare anche per quale tipo di reato).

 Qui lo Speciale Premio Strega, dove si ripercorrono la storia e gli eventi principali della 70esima edizione del Il Premio Strega, inclusa la mostra Vita da Strega alla Biblioteca Rispoli di Roma, presentata da Roberto Ippolito, con la presenza di Paola Gaglianone e dei curatori Maurizio Riccardi Giovanni Currado, dell’ Archivio Riccardi. Ospiti, Simona Lo Iacono, finalista del Premio Strega Giovani, con Edizioni E/O con Le streghe di Lenzavacche, e Edoardo Albinati, tra la cinquina candidata al premio di stasera con La scuola cattolica, edito Rizzoli

Annunci

Un commento su “Edoardo Albinati stregato – PREMIO STREGA 70ESIMA EDIZIONE

  1. Pingback: BRECHT – ALMANACCO LETTERARIO #9 | Il paese dei gatti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Sbircia nell’archivio dal 2009 ad oggi

Cerca i post pubblicati per data

luglio: 2016
L M M G V S D
« Giu   Ago »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Statistiche del Blog

  • 7,811 visite

Through the looking glass

"..and Alice began to remember that she was a Pawn, and that it would soon be time for her to move".

Seguimi su Twitter

Seguimi su Instagram

Buongiorno #Pigneto  #streetart #graffiti #Roma #romantic #Egypt in #Rome 👀👀👀 #estate Deserti urbani Oggi così #libri #Siria #Medioriente #storia La differenza fra me e te 🍺🍷 #Roma #trastevere quasi #summer La mia gatta bresciana... 🐾❤️🐾🐯#gattineri #cats #meow
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: