Il paese dei gatti

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Tutti sono spaventati dall’idea di passare il tempo senza far niente

#Recensione A sud del confine a ovest del sole, di Haruki Murakami

Basta leggere la prima pagina e si è subito proiettati in un affresco, un dipinto che raffigura una scena nei minimi particolari. Ogni parola è la passata di un pennello fine e sottile, che segna un dettaglio. E così, una pennellata dopo l’altra, cogliamo l’immagine di insieme. Una scena quotidiana, di quieta quotidianità. Le storie di Murakami apparentemente non hanno mai nulla di speciale. Ed è l’ordinarietà delle vite dei protagonisti che rende i suoi romanzi speciali, a mio parere. È il motivo per cui amo questo autore.
E così siamo già dentro la vita di Hajime, un ragazzo nato in una città di provincia, non troppo lontano da Tōkyō, e sul mare.
È figlio unico, e questo ha condizionato un po’ tutta la sua esistenza. Durante le elementari (negli anni ’50) essere figlio unico era una eccezione e costituiva una sorta di marchio. Dalle medie in poi nessuno ha più evidenziato questa caratteristica in modo espresso, ma la sua indole solitaria e la tendenza a vivere nel proprio mondo, rendendo partecipi gli altri solo di una parte minima di sé e delle proprie decisioni lo caratterizzavano inequivocabilmente.
Il racconto è in prima persona, e percorriamo con il protagonista la sua amicizia infantile con Mishimoto, una compagna di classe claudicante, figlia unica; con lei trascorre infiniti pomeriggi ad ascoltare dischi di vinile e a parlare di ogni cosa. L’intimità raggiunta dai due ragazzini sarà tale da lasciare un segno indelebile nella mente del protagonista per sempre.

Eravamo rimasti mano nella mano per circa dieci secondi, che a me erano sembrati trenta minuti. […] Era una sensazione mai provata prima, e mai più ritrovata. Era solo la mano piccola e calda di una ragazzina di dodici anni, ma sentivo che in quelle cinque dita e in quel palmo era racchiuso, come in una minuscola vetrinetta, tutto quello che c’era da sapere sulla vita. Prendendomi per mano mi aveva reso partecipe di quei segreti. Mi aveva fatto capire che nel mondo reale esisteva davvero un posto come quello.

La sua prima relazione sentimentale avviene al liceo con Izumi, una ragazza semplice e buona. Ma prima il trasloco in un’altra città della prima e poi un tradimento sessuale nei confronti della seconda interromperanno entrambe le relazioni. Ma a prescindere dal tradimento, la relazione con Izumi non era destinata a durare. Il protagonista infatti non può immaginare la sua vita chiusa nello stretto spazio di quella città di provincia.

ma io non avevo intenzione di restare un minuto di più in quella perfetta e sonnolenta città. Sapevo bene che il rapporto tra noi rischiava di finire, ma se avessi deciso di rimanere, avrei perso sicuramente qualcosa a cui non potevo assolutamente rinunciare. Era un sogno vago, una febbre divorante e un desiderio così forte da far star male

Durante l’università le distrazioni e i divertimenti non mancano, ma niente sarà più in grado di colmare il vuoto lasciato dalle figure che hanno dominato la sua infanzia e adolescenza.

Non sono mai rimasto affascinato dalla bellezza superficiale, quantificabile, ma da qualcosa di più profondo e assoluto. Amavo moltissimo quell’indefinibile nonsoché trasmessomi con forza dalle persone dell’altro sesso. Era come la passione segreta che alcuni nutrono per i temporali, i terremoti o i lunghi blackout. Potrei chiamarlo “magnetismo”, una forza che, nostro malgrado, ci attira inevitabilmente a sé e ci risucchia. [..] Riuscivo a distinguerla anche da molto lontano e mi sarei voluto avvicinare alla ragazza che emanava questo “profumo”, per dirle: <<Guarda che ho capito, sai. Nessun altro se ne è accorto, ma io sì>>.

Hajime sarà un ventenne solitario e dopo l’università troverà lavoro, poco appassionante, presso una casa editrice di testi scolastici.

Questa fase di solitudine e tristezza, i cd. anni di “congelamento”, si concluderà con l’incontro di Yukiko, che sposerà e da cui avrà due bambine. Il suocero lo aiuta ad avviare una attività imprenditoriale con la gestione di due locali di musica jazz a Tōkyō. Nella sua vita da trentenne tutto sembra perfetto, è un uomo felice e innamorato. Ma il passato non ha chiuso i conti. Reincontrerà prima Mishimoto, ricompare per un breve periodo, per poi scomparire definitivamente e misteriosamente.

Hai mai visto il film della Disney, il Deserto che vive? [..] Questo mondo è come quel film. Se c’è la pioggia, i fiori sbocciano e se non ce n’è, appassiscono. Gli insetti vengono mangiati dalle lucertole e queste, a loro volta, vengono divorate dagli uccelli, ma, alla fine, tutti muoiono comunque. Tutto muore e inaridisce. [..] Alla fine ciò che rimane è il deserto. È il deserto quello che vive veramente!

Poi rivedrà Izumi, per un istante. Ma queste esperienze lo ridurranno letteralmente sull’orlo del baratro, mettendo a repentaglio tutto ciò che ha conquistato sino ad allora.

Se qualcosa comincia ad andare storto, trascina con sé il resto. Tutto sembra andare a rotoli, non si riesce a trovare un rimedio, a meno che non venga qualcuno a tirarti fuori

Hajime entra in una crisi profonda, che toglie significato a tutto ciò che è presente nella sua vita.

Stremato da quelle visioni, mi alzavo e rimanevo a fissare il paesaggio fuori dalla finestra. A volte avevo la sensazione di essere stato abbandonato in una terra arida e senza tracce di vita.

Saranno la tenerezza e la dedizione di sua moglie e un proprio slancio spirituale di volontà in una direzione di crescita personale, anche superando quei limiti inconsci di figlio unico, a salvarlo. Ritrovando la strada per un nuovo equilibrio coniugale, non più incentrato su se stesso, ma sul dialogo e il confronto con sua moglie, il romanzo si conclude, lasciando intravedere un futuro tutto da costruire, ma lieto e colmo di vita.

Non ho avuto il tempo per organizzare un Diario di bordo con questa lettura, che è durata non più di 48 ore. Murakami si conferma uno scrittore capace di catalizzare l’attenzione sulla storia e di non abbandonarla fino all’ultima pagina. Il titolo del romanzo, pubblicato in Giappone nel 1992, e in Italia nel 2013 da Einaudi, richiama una canzone jazz, South of the border di Nat King Cole, che parla del Messico, ma i due ragazzini giapponesi non lo sanno e immaginano che a sud di quel confine ci sia ogni cosa bellissima; e una patologia diffusa tra i contadini della Siberia: una forma di isteria che li porta ad abbandonare tutto improvvisamente e seguire per giorni e giorno la direzione del sole che cala a ovest, fino alla morte per stenti. Come osserva Mishimoto, la nostra vita si svolge tra questi due confini: tra il sud del confine, dove regna la possibilità, e a ovest del sole, dove è impossibile che qualsiasi cosa accada più.

“Se solo riuscissi a piangere ogni tanto, mi sentirei meglio”, pensavo. Ma non sapevo perché piangere e per chi. Ero troppo egoista per piangere per qualcun altro e non avevo più l’età per piangere per me stesso.

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Credo che sia un romanzo perfetto per lettori trentenni: come in molte altre storie di Murakami, la trama riguarda personaggi trentenni, e la loro solitudine, con il confronto tra le aspettative della gioventù e la riduzione drastica di possibilità attuali. Certamente, è possibile che anche lettori di altre età possano leggere e comprende questa storia, ma credo che un lettore trentenne possa essere più vicino alla sensibilità necessaria per cogliere molte sfumature.
Murakami è molto preciso nel descrivere le abitudini e lo stile di vita del protagonista: dallo sport, soprattutto nuoto, alla musica jazz, ai libri…

La musica che ascoltavo allora e i libri che leggevo, li sentivo penetrare dentro di me, nota per nota, riga per riga. I miei nervi erano tesi e affilati come cunei e nel mio sguardo c’era una luce così penetrante che sembrava quasi voler trafiggere gli altri.

una passione anche questa che va allenata con criterio.

Se ci si guarda attentamente intorno, dal parrucchiere, in banca, nei caffè, in treno, dovunque c’è gente con in mano una rivista aperta, come in preda a una specie di possessione. O forse tutti sono spaventati dall’idea di passare il tempo senza far niente e così leggono la prima cosa che capita loro, qualunque essa sia.

Perché non leggi libri nuovi?
Forse perché temo di rimanere deluso. Quando mi rendo conto di aver letto un libro stupido, mi sembra di aver gettato via inutilmente il mio tempo. Prima non era così, di tempo ne avevo tantissimo e pensavo che anche da un libro poco interessante avrei potuto ricavare qualcosa di utile. Adesso, invece, mi sembra solo di perdere tempo. Sarà che sono diventato vecchio!

Anche l’allenamento e lo sport diventano un mezzo per ancorarsi saldamente alla realtà:

Quell’allenamento così duro non mi lasciava spazio per pensare ad altro: tenere il corpo sempre in movimento mi dava la forza di concentrarmi sugli aspetti concreti della vita quotidiana, impedendomi di rimanere da solo a fare castelli in aria.

Lo avrete capito, lo consiglio tantissimo! Buona lettura!
Lo potete acquistare online su Ibs o Amazon.

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copertina della prima edizione Einaudi

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