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Abbiamo conquistato la realtà e perduto il sogno

#DiarioDiBordo giorno 1 L’uomo senza qualità, di Robert Musil

Anche in questo caso, non è un vero e proprio primo giorno di lettura, perché si tratta della ripresa di un libro già iniziato. Mi trovo al paragrafo 34 del primo volume (edizione Einaudi, ET Classici) e.. come definirlo? Non è un romanzo vero e proprio, ma una raccolta di testi, che Musil ha scritto in epoche diverse. Ogni testo è una riflessione, una pillola di due o tre pagine. La trama è un filo sottile che scorre tra un testo e l’altro. Cercherò di proporre qualche passaggio tra i più rilevanti, tuttavia ogni singola riga di queste pagine andrebbe sottolineata, evidenziata, citata, riletta.
E’ la storia di Ulrich, un uomo senza qualità: da ragazzo ha mostrato un talento per la matematica, ma crescendo non ha trovato il modo di diventare l’uomo notevole e straordinario che desiderava essere.

Quest’uomo ritornato in patria non poteva ricordare un periodo della sua vita che non fosse stato animato dalla volontà di diventare qualcuno; pareva che Ulrich avesse avuto quel desiderio fin dalla nascita. [..] Disgraziatamente egli non sapeva che cos’è un uomo notevole, né come lo si diventa. Quand’era scolaro credeva che Napoleone lo fosse; ciò era da imputarsi in parte all’ammirazione naturale della gioventù per la delinquenza, in parte al fatto che gli insegnanti definivano esplicitamente quel tiranno, che tentò di sconquassare l’Europa, come il più formidabile criminale della storia. La conseguenza fu che Ulrich, appena liberato dalla scuola, divenne un alfiere in un reggimento di cavalleria.

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Antonio Rubino – Autoritratto

Dopo un primo tentativo nella cavalleria, Ulrich tenta di diventare un uomo di successo attraverso gli studi di matematica. Tuttavia, anche in questo campo le cose non sembrano agevolare le sue ambizioni. Innanzi tutto, la sua passione per la matematica non è diretta per la materia, ma indiretta. Egli infatti ne è affascinato guardando alle ragioni che spingono altri uomini a disprezzarla, cioè i religiosi, i teologi e gli umanisti in genere. C’è da considerare che Musil scrive in una epoca anteriore al magistero della Chiesa di oggi, in epoca preconciliare, quando le posizioni di apologia erano dominanti e tutte le scienze erano viste come contrapposte alle regole che governano l’anima. Ebbene, per distinguersi dagli umanisti e dalle loro ragioni, Ulrich si dedica alla matematica. Ma i suoi studi, ancorché di successo, non lo conducono alla gloria sperata.

I lavori pubblicati gli avevano procurato lodi e riconoscimenti. Ammirazione no, sarebbe stato pretender troppo, perché anche nel regno della verità si nutre ammirazione soltanto per gli scienziati più anziani che possono dispensare abilitazioni e libere docenze. Per essere esatti, era rimasto quel che si dice una speranza, e speranze si chiamano nella repubblica dello spirito i repubblicani, cioè coloro che si immaginano di poter consacrare tutte le loro forze alla causa, invece di dedicarne una gran parte al progresso esteriore; essi dimenticano che l’opera del singolo è poca cosa, progredire invece è il desiderio di tutti, e trascurano il dovere sociale di far carriera, che si compie innalzandosi di gradino in gradino per servir poi, quando si è giunti al vertice, di puntello e di appoggio ai nuovi aspiranti.
[..]

Noi abbiamo conquistato la realtà e perduto il sogno. [..] quasi tutti gli uomini oggi si rendono conto che la matematica è entrata come un demone in tutte le applicazioni della vita. Forse non tutti credono alla storia del diavolo a cui si può vendere l’anima, ma quelli che di anima devono intendersene, perché in qualità di preti, storici e artisti ne traggono lauti guadagni, attestano che essa è rovinata dalla matematica, e che la matematica è l’origine di un perfido raziocinio che fa, sì, dell’uomo il padrone del mondo, ma lo schiavo della macchina. L’intima sterilità, il mostruoso miscuglio di rigore nelle minuzie e d’indifferenza per l’insieme, la desolata solitudine dell’uomo in un groviglio di particolari, la sua inquietudine, la malvagità, la spaventosa aridità di cuore, la sete di denaro, la freddezza e la violenza, che contraddistinguono il nostro tempo, sarebbero secondo questi giudizi unicamente e semplicemente conseguenze del danno che un ragionare logico e rigoroso arreca all’anima!
[..] Nella scienza tutto è forte, disinvolto e splendido come nei racconti di fate. Solo che gli uomini non lo sanno, intuiva Ulrich; non sanno nemmeno lontanamente come si fa a pensare; se si potesse insegnar loro da capo a pensare, vivrebbero anche in un modo diverso.
Ci si chiederà se davvero in questo mondo tutto proceda così a rovescio da dover essere continuamente capovolto.

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Antonio Rubino

Ulrich ha ora 32 anni e decide di ritornare nel paese natio. Qui conduce le sue riflessioni sulla vita e sul mondo, ripercorrendo anche le cause dei suoi precedenti fallimenti, che comunque non imputa mai a sé, ma alla società contemporanea, che nella sua ottica non consente la realizzazione del genio.

Ma mentre nel corso dell’ultimo anno il suo stato era costantemente peggiorato, egli aveva però tratto un conforto meraviglioso da un pensiero che prima non aveva mai apprezzato abbastanza. E cioè il pensiero che l’Europa dov’egli era costretto a vivere, fosse ormai irrimediabilmente degenerata. [..] in tempi come i suoi il groviglio di intelligenza, stupidaggine, bellezza e volgarità è così fitto e arruffato che evidentemente a moltissimi appare più semplice credere a un mistero, ragione per cui essi proclamano l’inarrestabile tramonto di qualche cosa che si sottrae a un giudizio preciso ed è di un’indeterminatezza piena di solennità. Ed è in fondo del tutto indifferente che si tratti di razza, di anima o di vegetarianismo, perché come in ogni sano pessimismo l’importante è di avere qualcosa di inesorabile per giustificarlo. [..]

E’ in questo contesto che Ulrich riallaccia i rapporti con la coppia di amici Walter e Clarisse: Walter, un amico di infanzia di Ulrich, è molto diverso da lui, ancorché sistematicamente privo di ispirazione nel suo lavoro di compositore.

non era mai accaduto che qualcuno venisse a dirgli: “Lei è l’uomo che io ho sempre cercato e che i miei amici aspettano!” A Walter invece questo capitava ogni tre mesi. E anche se spesso non si trattava dei giudici più competenti, erano tuttavia persone che disponevano di un influsso, di buone possibilità, di imprese avviate, di posti, di amicizie e di spinte, e mettevano tutto ciò a disposizione del Walter da loro scoperto, la cui vita, appunto in grazia di ciò, poteva seguire quello splendido andamento a zig-zag. Qualcosa aleggiava intorno a lui, che appariva più importante di una produzione definita. Forse era un suo speciale talento di passare per un grande talento. E se questo era dilettantismo, vuol dire che la vita spirituale della nazione tedesca è fondata in gran parte sul dilettantismo, perché questo talento lo si trova in tutte le gradazioni, su su fino ai veri grandi ingegni, e solo in questi dovrebbe, secondo ogni verosimiglianza, abitualmente mancare. […] mentre egli soffriva e lottava per la moralità della sua condotta spirituale, come è proprio di un genio, e sborsava la posta intera per il suo talento che non bastava a nulla di grande, il suo destino pian piano l’aveva ricondotto in cerchio al nulla donde era partito.

Ci si riferisce al fatto che Walter, nonostante abbia raggiunto una stabilità sociale ed economica, e non patisca turbamenti d’amore, essendo felicemente coniugato con Clarisse, non sia più in grado di creare e produrre alcunché. L’ispirazione artistica lo ha totalmente abbandonato.
Cosa pensasse Ulrich di Clarisse, lo si desume da poche righe:

“Com’era carina Clarisse, dieci anni fa; quasi bambina ancora, con la sua fede ardente nell’avvenire di noi tre”. E antipatica gli era stata in fondo una sola volta, quando aveva sposato Walter; allora aveva dimostrato quello sgradevole egoismo a due, che rende spesso così insopportabili agli altri uomini le giovani donne ambiziosamente innamorate dei loro mariti. “Da allora è molto migliorata”, egli pensò.

Le sue riflessioni proseguono, tra una avventura amorosa con una donna soprannominata Bonadea e la nuova conoscenza con la cugina altolocata Diotima, moglie del conte Leinsdorf, che ha avviato un salotto culturale molto prestigioso nell’Austria del 1913. Anche se la prima impressione con Diotima non è ottima, tuttavia la donna eserciterà un enorme fascino su di lui, come su quasi tutti gli uomini che incontra.

Quando le fece visita, Diotima lo accolse con il sorriso indulgente della donna di valore che sa di essere anche bella e deve perdonare agli uomini superficiali di pensare sempre prima di tutto a quello.

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Antonio Rubino

La cugina, per una raccomandazione del padre di Ulrich, lo coinvolgerà in un progetto culturale volto a promuovere i valori patriottici. Il progetto non è ancora nato e ha dei contorni molto vaghi, ma nella mente delle persone inizia ad assumere un certo contenuto molto specifico, prima ancora che questo trovi attuazione in concreto. E come molte cose nella storia, il progetto sembra crearsi da solo, indipendentemente dagli uomini coinvolti, solo a partire da una idea.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 agosto 2016 da in L'Europa con tag , , , , , , .

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